Teatro alla Scala La traviata recensioni polemiche

Ai milanesi e agli ospiti della città il lavoro del regista russo Dmitri Tchernakov non è proprio andato giù. Ecco i motivi

E alla fine il sipario sulla tanto attesa e temuta prima de La traviata si è aperto e, come era matematico, ha fatto calare sul Teatro alla Scala di Milano le inevitabili polemiche che si susseguono ogni anni, quasi uguali l’una all’altra.

L’opera diretta dal Maestro Daniele Gatti e messa in scena dal regista russo Dmitri Tchernakov non è piaciuta praticamente a nessuno (almeno stando a quanto si legge sui quotidiani di oggi e i siti che si occupano dall’argomento): i loggionisti sono riusciti a rendere ben udibili gli immancabili fischi e i plateali cori di disapprovazione nel mezzo degli applausi tributati alla manifestazione.

Lasciando da parte la dedica dello spettacolo a Nelson Mandela, la protesta inscenata all’esterno dell’istituzione meneghina e le estromissioni eccelse all’ingresso (questa volta – fortunatamente – a essere stata lasciata fuori per un arrivo in ritardo è stata la variopinta Marina Ripa di Meana), ecco cosa hanno scritto i commentatori.

Secondo Repubblica promossi gli attori ma bocciato regista e idee di messa in scena: “[…] Soprattutto Diana Damrau, Violetta appassionata, già applaudita durante lo spettacolo, ha ottenuto un successo personale per il canto e la presenza scenica. Consensi anche al tenore Piotr Beczala, Alfredo, e al baritono Zeljko Lucic, papà Germont. […] Molti spettatori hanno dissentito su una regia che è uscita fuori dagli schemi classici, tradizionali dell’opera verdiana. Ha rispettato l’ambiente ottocentesco, ma ha portato Violetta e Alfredo a tempi moderni, con i costumi di Elena Zaytseva. Se alla festa del primo atto uno degli ospiti si dimena come in discoteca, nel secondo, nell’abitazione di campagna. i due amanti si comportano come una normale coppia di oggi. In cucina, fra il camino e la credenza, affettano verdure e impastano la pizza.

Il critico Nazzareno Camusi su Panorama è anche più radicale nel suo giudizio: “Sulla regia di Dmitri Tcherniakov nulla dico, tanto è inutile. Non posso però tacere quello che avrebbe dovuto essere il palpito di ‘Ah fors’è lui che l’anima’ e che invece suonava (e si vedeva) senza la nobiltà che a Violetta è sempre, comunque, in ogni passo propria. Eppure il soprano Diana Damrau ha indubbia voce dai numeri imperiosi. Gli è però che avrebbe dovuto studiare il personaggio con un Maestro vero.

Il Giorno ha riportato le dichiarazioni del Sovraintendente Stephane Lissner, alla sua ultima serata di prima (e scusate il bisticcio linguistico), che naturalmente ha difeso le sue scelte: “I talebani sono dappertutto. Sono felice, più che felice: l’allestimento non è l’Opera, è una piccola parte della regia. Non potevo sperare di più. Uno spettacolo deve creare reazioni, le contestazioni sono arrivate dai tradizionalisti, ma  sono cose normali, me ne aspettavo anche di più”.

Sulla stessa linea di pensiero anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, come riferito dal Corriere della Sera: “Mi sembra che ci siano i custodi della tradizione che se la sono presa con il regista, ma questo capita. È stata una bellissima messa in scena: orchestra, direttore e cast tutti di primo ordine“.

Infine Matteo Paoletti su Milano Mente Locale demolisce una regia che ha fatto troppe concessioni al gusto moderno con risultati non all’altezza dell’opera: “[…] Insomma, trovate epidermiche per dare un tocco di pretesa contemporaneità a una regia che – al pari della scenografia da classico interno borghese (sempre a firma di Tcherniakov) – nelle sue caratteristiche essenziali non si discosta troppo dalla placida tradizione scenica del capolavoro verdiano. […] Quello che cambia è un certo sapore di musical che si respira qua e là tra le maglie di un realismo quasi maniacale. […] Nella sua ricerca di un realismo quasi cinematografico, Tcherniakov non esita a mostrarci cieli, alberi e sfondi che si intravedono dalle finestre aperte, aggiornando con i mezzi tecnologici di oggi una tendenza registica che si credeva (sperava?) morta e sepolta tra le secche del Novecento.

Foto: Getty Images

Scritto da Style24.it Unit
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