Still Life trailer trama Uberto Pasolini

“Ogni singola persona è un miracolo”

Con quel cognome (nonostante non esistano parentele con Pier Paolo) Uberto Pasolini Dall’Onda non poteva che divenire uno scrittore. O un regista cinematografico.

E proprio a quest’ultima attività il Nostro è infine giunto alla non più tenera età di 50 anni, dopo un passato da produttore di film come Palookaville e Full Monthy: con il suo debutto dietro la macchina da presa Machan – La storia vera di una falsa squadra, commedia dai buoni sentimenti, nel 2007 fece il giro dei festival riscuotendo un discreto successo di pubblico e di critica.

Dopo più in un lustro il regista ritorna a firmare questo Still Life, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia del 2013 nella sezione Orizzonti, in cui ha vinto il premio per la migliore regia.

La pellicola, di cui è protagonista il grande attore britannico Eddie Marsan (visto in La fine del mondo e Happy Go Lucky), riprende in parte l’immaginario funebre già portato su grande schermo da Yojiro Takita in Departures, vincitore dell’Oscar come migliore film straniero e rappresentante della tendenza dell’esotismo da facile esportazione.

Lo spunto per la sua opera Pasolini l’ha colto da alcuni articoli di giornali che raccontavano le storie di alcune persone il cui lavoro consiste nella preparazione dei funerali di deceduti che non lasciano alcun legame dietro si sé. L’autore riporta che la notizia lo impressionò profondamente, spingendolo a creare la storia che poi avrebbe diretto:

È un’immagine molto forte. Mi sono messo a riflettere sulla solitudine e sulla morte e sul significato dell’appartenenza a una comunità e di come la consuetudine del buon vicinato sia ormai scomparsa per molti di noi. Mentre scrivevo la sceneggiatura mi sono sentito in colpa di non conoscere i miei vicini di casa e la mia comunità locale. E per la prima volta sono andato alla festa di strada del mio quartiere, sentendo il desiderio di partecipare a quel piccolo tentativo di creare un legame tra vicini.

Meticoloso fino all’ossessione, sia sul lavoro che nella vita privata, circondato da una solitudine quasi assoluta, John May è un impiegato comunale della South London che ha il compito di rintracciare i parenti più prossimi dei trapassati solitari, ruolo che svolge con grande dedizione: dei funerali di cui si occupa arriva a scegliere la musica di sottofondo e in mancanza di volontari scrive discorsi funebri appositi.

Un giorno riceve sia l’annuncio del suo licenziamento sia un ultimo incarico, cui si attacca con tutte le forze. John deve ripercorrere a ritroso la vita del vecchio alcolista Billy Stoke, morto proprio nell’appartamento di fronte al suo, scoprendo un’esistenza fatta di amori sconfinati e odi lancinanti; arriverà infine a conoscere anche la figlia Kelly, e l’incontro lo cambierà definitivamente.

Scritto da Style24.it Unit
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