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20 Ottobre 2026

Solo lo 0,5% dei look è plus size: Milano perde l’inclusività

Milano chiude le porte alla moda curvy: solo lo 0,5% dei look è plus size

Solo lo 0,5% dei look è plus size: Milano perde l’inclusività

Le dirette delle passerelle Primavera-Estate 2027 hanno rivelato una realtà sconvolgente: la moda curvy è quasi scomparsa, e Milano è risultato il punto più debole in termini di inclusività. Su 61 brand in calendario, solo una casa ha presentato modelli plus size, corrispondente a uno 0,5 % dei look totali.

Milano registra solo lo 0,5 % di look plus size nella SS 2027

Nel dettaglio, la sola firma che ha messo in scena modelle oltre la taglia 48 è stata Marco Rambaldi. Alcune presenze curvy sono apparse in maniera isolata per Philipp Plein e Ferragamo ma non hanno raggiunto la soglia di visibilità necessaria a modificarne la percezione. Il dato è ancora più drastico se lo si confronta con la stagione Primavera-Estate 2025, presentata nel 2024, in cui la percentuale di modelle plus size superava il 6 % secondo l’analisi di A Lab Curated B.

Londra e Parigi mantengono una quota più alta di modelle curvy

Il panorama internazionale, invece, dipinge un quadro più variegato. A Londra, capitala più inclusiva, brand come Ester Manas e Chopova Lowena hanno posto la diversità corporale al centro delle collezioni, garantendo una presenza costante di taglie più ampie. Parigi segue a ruota, pur mostrando un lieve calo rispetto alle stagioni precedenti. Queste due capitali hanno infatti superato il 0,5 % di look plus size, anche se la percentuale è scesa rispetto agli anni passati.

Perché le case di moda faticano a produrre taglie estese

Il ritorno di un’estetica più aderente agli anni ‘90 o la diffusione di farmaci dimagranti non spiegano da soli il fenomeno. Ampliare la gamma di taglie comporta una serie di ostacoli tecnici e finanziari: occorre progettare cartamodelli specifici, raddoppiare le prove di vestibilità, sostenere costi di campionatura prima della produzione di massa, e gestire assortimenti più ampi con quantità minime richieste dai fornitori. Per i brand più piccoli, questi oneri possono erodere significativamente i margini.

La distanza tra passerella e e-commerce

Spesso, anche quando le modelle curvy sfilano, i capi non arrivano mai nei canali di vendita. Case come Rick Owens presentano look plus size in passerella ma si fermano alla taglia 48 nei negozi online, lasciando un vuoto evidente tra visibilità e disponibilità reale.

Il mercato plus size è un gigante poco servito

Parallelamente, la domanda rimane forte. Grand View Research stima il valore globale dell’abbigliamento plus size a 348,8 miliardi di dollari nel 2026, con una proiezione di 412,4 miliardi entro il 2030, includendo donne, uomini e bambini a vari livelli di prezzo. Questo dimostra che la clientela esiste, ma le grandi firme di lusso sembrano ignorarla finché non diventa una notizia di costume.

Il risultato è un messaggio ambiguo: le modelle curvy compaiono sui reflector, ma la produzione rimane limitata, suggerendo che l’interesse delle case di moda è più promozionale che reale. Fino a quando i brand non tradurranno la visibilità in disponibilità concreta, la moda curvy continuerà a sentirsi marginalizzata, soprattutto nella capitale italiana della moda.

Autore

Matteo Pellegrino

Matteo Pellegrino ha organizzato una sfilata pop-up nei vicoli del Quartieri Spagnoli per promuovere giovani designer; è editorialista moda che cura rubriche su artigianato e tendenze locali. Nato a Napoli, conserva bozze di pattern e appunti presi nelle sartorie di via Toledo.