La prima uscita uomo di Simone Rocha a Firenze ha occupato il palco del Teatro della Pergola in occasione di Pitti Uomo 110. Dopo oltre quindici anni di carriera dedicati a un’estetica riconoscibile e romantica, la designer ha presentato una collezione che sfida i codici della moda maschile convenzionale, proponendo un protagonista inedito: un uomo in dialogo con la propria femminilità e con un gusto per il dettaglio artigianale.
La cifra concettuale della sfilata è stata esplicitata dalla stilista stessa: «Mascolinità tenera è un’espressione su cui abbiamo riflettuto molto». Con questa definizione, la collezione indaga archetipi, uniformi e linguaggi del guardaroba maschile, trasferendo sul menswear elementi tipici del womenswear e recuperando riferimenti personali e familiari.
La lettura sartoriale: dettagli e materiali sulla passerella
Il percorso sulla passerella ha valorizzato capi della tradizione maschile — sartoriacamiceriamaglieria e scarpe Oxford — rielaborati con ricami e applicazioni. Camicie e fodere in lino sono state arricchite da ricami artigianali mentre capi intimi reinterpretati come elementi esterni hanno ribaltato la gerarchia tra abbigliamento interno ed esterno. Gli archivi del brand hanno fornito stampe e motivi che si sono alternati a grembiuli e pettorine, segni distintivi del racconto visivo.
Scelte scenografiche e cornice fiorentina
La scelta del Teatro della Pergola come location ha ancorato la collezione a una dimensione teatrale e storica, coerente con l’immaginario del marchio. La cornice ha esaltato la natura onirica della proposta, trasformando la sfilata in un racconto coeso che mette insieme artigianato, memoria e innovazione stilistica.
Radici personali e collaborazioni: un filo che attraversa le collezioni
La relazione della designer con l’Italia è parte integrante del suo processo creativo. Simone racconta di aver vissuto vicino a Milano durante l’infanzia per via del lavoro dei genitori con produttori locali e di aver visitato spesso città come Bari e Venezia. In Italia avverte un forte legame con il concetto di famiglia e con l’artigianato elementi che ritornano nelle sue collezioni e nel modo in cui costruisce il guardaroba.
Le origini e le città che hanno segnato il percorso personale della stilista emergono come mappe emotive: Londra resta il luogo di lavoro, Hong Kong evoca l’eredità paterna, e Dublino è la città natale che continua a offrire suggestioni. Il senso di distanza geografica ha, secondo Simone, ampliato l’immaginario e reso più nitida la connessione con le proprie radici. In proposito la designer aggiunge: «Per me è sempre stato fondamentale sentirmi connessa a ciò che faccio».
Esperienze professionali e collaborazioni recenti
La pratica creativa della stilista è cresciuta in un ambiente di laboratorio: maglieria, serigrafia e modellistica hanno rappresentato la sua scuola di formazione. Questa formazione si è tradotta anche in collaborazioni con marchi di rilievo, tra cui la partnership con adidas Originals e l’incarico come guest designer per la collezione couture Primavera/estate 2026 di Jean Paul Gaultier. Tali esperienze confermano la capacità del brand di oscillare tra sperimentazione e rispetto per l’arte sartoriale.
La collezione presentata a Firenze non è L’approccio mostra come la moda possa essere un linguaggio per ragionare su identità e vulnerabilità, proponendo un’idea di maschile più sfumata e giocosa.
Infine, l’esperienza personale di Simone come madre ha influito sul modo di lavorare: la responsabilità di conciliare ruoli diversi ha aperto nuovi spazi creativi e la possibilità di abbracciare contrasti che rendono la sua produzione dinamica e riconoscibile.



