Simone Rocha ha debuttato nel menswear in occasione della centododicesima edizione di Pitti Uomo al Teatro della Pergola di Firenzepresentando una collezione che ha messo al centro l’idea di mascolinità tenera. La stilista di Dublino ha costruito uno spettacolo teatrale in cui i modelli hanno attraversato platea e palchi, trasformando la sfilata in un racconto scenico coerente.
L’evento è rilevante perché segna l’estensione di un linguaggio estetico riconoscibile al guardaroba maschile, con un equilibrio tra romanticismo e concretezza sartoriale. Rocha ha dichiarato: «Mascolinità tenera è un’espressione su cui abbiamo riflettuto molto». Ultimo aggiornamento: 20 giugno 2026.
Debutto a Pitti Uomo 112 al Teatro della Pergola
Ospite speciale della manifestazione, la designer ha presentato un uomo in dialogo con la propria femminilità all’interno di una cornice storica che ha amplificato l’impianto teatrale del marchio. La scelta del Teatro della Pergola ha sostenuto la costruzione di una narrazione in cui artigianatomemoria e sperimentazione hanno convissuto in modo funzionale alla scena.
Il percorso in passerella ha riletto capi della tradizione maschile — sartoriacamiceria, maglieria e scarpe Oxford — con una grammatica di ricami e applicazioni. Le camicie con colletti ampi e i capispalla dal taglio pulito hanno incorniciato gesti delicati, mentre i palchi del teatro sono entrati nella regia della sfilata come parte integrante dell’azione.
Il linguaggio della collezione: 37 look tra ricamo e lino
La proposta ha contato 37 lookpensati come un piccolo «Grand Tour» che parte dall’Irlanda e approda in Toscana. Nei materiali hanno avuto un ruolo centrale il lino lavorato a manoil jersey a righe e la maglieria ricamataaccostati a stampe d’archivio con motivi floreali e souvenir ispirati a scene teatrali e cittadine. Le fodere in lino e le superfici decorate hanno evidenziato una lavorazione artigianale insistita.
Tra i dettagli chiave sono comparsi grembiuli e pettorine, salopette dalle proporzioni infantili, e calzature simili a scarpette da ballo in nappa come elemento di rottura rispetto ai codici maschili. La biancheria intima è stata proposta come capo esterno per suggerire vulnerabilità, mentre una sciarpa-boa in piume di organza ha accentuato l’aspetto più teatrale di alcuni outfit, senza rinunciare alla praticità d’uso.
Radici personali e legami con l’Italia
La designer ha collegato il progetto a riferimenti personali e familiari, riattivando le città che hanno segnato il suo percorso: Londra come luogo di lavoro, Hong Kong come eredità paterna, Dublino come origine. Rocha ha ricordato il rapporto con l’Italia, dove ha trascorso periodi dell’infanzia vicino a Milano per collaborazioni dei genitori con produttori locali, e visite ricorrenti a Bari e Venezia. «Per me è sempre stato fondamentale sentirmi connessa a ciò che faccio», ha spiegato.
Questa relazione con l’Italia ha rinsaldato il rapporto con la famiglia e l’artigianatotemi ricorrenti nel guardaroba del marchio. L’esperienza personale di madre ha influito sull’organizzazione del lavoro e sull’apertura a contrasti creativi, con un approccio che integra uniformiarchetipi e un uso consapevole dell’archivio come strumento progettuale.
Collaborazioni e dialogo con i musei
La pratica di Rocha nasce da una formazione di laboratorio — maglieriaserigrafia, modellistica — che ha alimentato collaborazioni recenti. Tra queste figurano la partnership con adidas Originals e l’incarico come guest designer per la couture Primavera/Estate 2026 di Jean Paul Gaultiersegno di una traiettoria capace di coniugare sperimentazione e rispetto per la tecnica sartoriale.
In parallelo, la mostra ECHO. Wrapped in Memory al MoMu di Anversa ha messo in dialogo gli abiti della stilista con le opere tessili di Louise Bourgeois e con il lavoro della coreografa Anne Teresa De Keersmaeker. Il tema del «wrapped in memory» è emerso attraverso capi che mostrano usura, riparazioni e segni del tempo, attingendo a una collezione museale di oltre 38.000 pezzi in diversi stati di conservazione.
Dimensione familiare ed ecosistema creativo
Il padre John Rochastilista di origine hongkonghese, e la madre Odette hanno avuto un ruolo nella formazione estetica e gestionale del marchio, mentre il fratello Max ha aperto a Londra il bistrot Café Ceciliaper il quale Simone ha curato le divise e a cui il padre ha contribuito con l’interior design. Nell’ecosistema domestico emergono riferimenti gastronomici come il Guinness Bread del bistrot e il Soda Bread che la designer ha dichiarato di saper preparare.
Questi elementi familiari si intrecciano con il lavoro in passerella, dove la memoria diventa motore di progettazione e il lessico del marchio si amplia sul fronte maschile. La collezione a Firenze ha ricalibrato delicatezza e funzionalità, consolidando una proposta che ragiona su identità e vulnerabilità senza rinunciare alla struttura del capo, dal tailoring alle finiture ricamate.



