Santoro difende Formigli contro Fiat

Santoro, Mentana e Gabanelli difendono Corrado Formigli contro la sentenza shock di 7 milioni di danni a favore di Fiat

Michele Santoro apre la quattordicesima puntata di Servizio pubblico con la difesa del suo ex inviato di Annozero Corrado Formigli, travolto da una sentenza di primo grado che lo condanna, insieme alla Rai, a pagare un risarcimento record di 7 milioni di euro alla Fiat. Molti big del giornalismo, da Enrico Mentana a Milena Gabanelli, hanno già fatto lo stesso, mettendo in evidenza – come più modestamente è stato scritto anche su questo blog – l’estrema pericolosità di una sentenza che sembra negare il diritto di critica e può risultare intimidatoria nei confronti di chi dovesse occuparsi dell’azienda guidata da Marchionne.

Confesso però che, andando un po’ più a fondo nella vicenda, emerge anche qualche colpa di Formigli. Il servizio che è stato sanzionato in primo grado dal tribunale di Torino, che metteva a confronto l’Alfa Mito con due sue concorrenti dirette, è stato confezionato in modo alquanto grossolano, nel senso che la sfida tra i modelli – che poi conduceva alla bocciatura della Mito – risulta viziata da qualche imprecisione di troppo.

Per esempio: la Mini e la Citroen messe a gareggiare contro l’Alfa erano di cilindrata superiore e per di più sulla vettura di Torino era attivo l’ESP, il quale senza dilungarci troppo nei tecnicismi è un dispositivo di sicurezza che non permette di sfruttare al massimo le potenzialità sportive del veicolo (le uniche testate nella prova).

Non so se in queste imprecisioni ci sia del dolo, la volontà di colpire Fiat, o della semplice colpa: Formigli non è un esperto d’auto e nell’occuparsi di argomenti così specifici e tecnici è facile perdersi. Anche se, quando si fa giornalismo, bisognerebbe sempre sforzarsi di prepararsi al meglio per fornire la migliore informazione possibile al proprio pubblico.

Detto tutto questo per amore di onestà, la sentenza rimane comunque abnorme, spropositata e inaccettabile: non si può rovinare la vita a un giornalista per qualche errore di valutazione su un’automobile. Qua c’è un bene immensamente più grande dell’onore di Fiat – ammesso e non concesso che tale onore sia stato violato: questo bene si chiama libertà di stampa e di parola, e sta alla base della nostra democrazia. Tra la difesa di quest’ultima e la Fiat, la scelta dovrebbe essere scontata.

A margine, mi permetto di dire che il gruppo torinese avrebbe fatto una figura molto migliore se, invece di intestardirsi per una sanzione così estrema e per molti versi violenta, avesse semplicemente chiesto un diritto di rettifica. Ma il signor Marchionne, non lo scopriamo oggi, sembra sempre più lontano da qualsiasi ragionevolezza.

(In alto: Sergio Marchionne; fonte: infophoto).

Scritto da Style24.it Unit
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