Sanremo, promossi Antonella Clerici, Cristicchi e i fischi dell'Ariston, bocciati il televoto e Marcello Lippi

Qualcuno mi ha amichevolmente sgridato per avere scritto poco su Sanremo. E allora ok, buttiamoci sul festival: qualche considerazione da fare in questi giorni l'ho maturata e ve la propongo nella forma snella e simpatica della pagella. Partiamo.

Antonella Clerici – La stampa si interroga da giorni sul motivo del suo successo, con diversi critici che storcono il naso rispetto a uno stile di conduzione giudicato troppo naif, diciamo così.

In realtà la Clerici più che naif è minimal, nel senso che interpreta il ruolo di conduttrice in modo molto umile, presentando lo spettacolo e quasi non considerandosi parte dello stesso. Un po' alla Maria De Filippi, il che piace, abbastanza comprensibilmente. E poi quell'aria da casalinga di Voghera scaraventata in una festa di gran gala, che si muove tutta impacciata tra abiti da sera e tacchi alti, fa simpatia. Voto: 6,5

Povia – L'anno scorso non gli avevo risparmiato critiche, per quella canzonaccia sul gay redento, e anche quest'anno mi sembrava che l'uomo che dialoga con i piccioni si fosse inventato un'altra furbata per far parlare di sé: cantare un pezzo sulla figlia di Beppino Englaro. Poi però il profilo scelto risulta basso, della dolorosa vicenda di Eluana non si parla esplicitamente, e il testo è tutt'altro che moraleggiante, anzi se la prende con chi, da una parte o dall'altra, sbandiera le sue verità assolute. Non si può che condividere, anche se c'è da stendere un velo pietoso sull'esibizione con Masini e bambina danzante. Voto: 6

Amoroso e Scanu – La canzone del mio conterraneo Valerio Scanu è una lagna senza senso, però vedere questi due ragazzi (lui e la collega di Amici) stare sul palco dell'Ariston come due professionisti desta una certa ammirazione. Voto: 6

Simone Cristicchi – Meno male che c'è lui a salvarci dalla retorica sanremese e da artisti che interpretano canzonette da quattro soldi manco fossero i sonetti di Shakespeare, senza un briciolo di ironia. Voto: 8

Maurizio Costanzo – Amministra la conferenza stampa gestendola come fosse una riunione di condominio. Ormai è il suo stile di conduzione che, onestamente, appare abbastanza buffo da risultare gradevole. Voto: 6

Pupo, principe e tenore – Parlare male di questi tre è come sparare sulla croce rossa, però onestamente: si può scrivere un testo più falso, ipocrita e puerile? E si può cantare peggio del principe Filiberto? Voto: 2

Televoto – Il sistema, come abbiamo più volte detto, non funziona anche perché il pubblico attraverso gli sms sembra esprimere più un tifo che un giudizio. Se si vuole salvaguardare un po' della già scarsa credibilità del festival il televoto andrebbe eliminato. Voto: 2

Marcello Lippi – Va a sostenere la canzone di Pupo e del Savoia, ma non cantando, come vorrebbe il regolamento, ma improvvisando un pippone insulso sull'amor di patria, aggiungendo retorica alla retorica già indigesta della canzone. Davvero non si capisce cosa ci faccia, in più si becca pure i fischi dei tifosi di Cassano. Voto: 0

Il pubblico dell'Ariston – Tradizionalmente in perenne stato di dormiveglia, quest'anno sembra invece attento e partecipe: sommerge di fischi la penosa canzone di Pupo e del principe e manda al diavolo anche il ct della nazionale di calcio. Finalmente un pubblico che non applaude meccanicamente di fronte a qualsiasi cosa gli si propini. Voto: 8

Dite che avrei dovuto aspettare la serata conclusiva per stilare la mia pagella? No, scordatevelo, di Sanremo ne ho già piene le tasche. Ne parliamo l'anno prossimo, forse.

Scritto da Style24.it Unit
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