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Sabina Guzzanti cattiva e Benigni buono: la satira per il Corriere

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Il Corriere della Sera stronca Sabina Guzzanti perché troppo “cattiva“, la satira invece – secondo il quotidiano di Milano – dovrebbe essere “affettuosa con i propri bersagli”. Forse hanno nostalgia del Bagaglino, ma quello è un’altra cosa…

Non vorrei dare l’impressione di avercela col Corriere della Sera, ma un articolo di un paio di settimane fa di Giorgio Montefoschi mi è proprio rimasto sullo stomaco. Nel pezzo si parla del nuovo programma di Sabina Guzzanti, la quale viene impietosamente bocciata perché non sufficientemente “affettuosa” con i suoi bersagli.

Insomma, siamo alla solito ritornello della critica mainstream che – facevamo notare parlando di Un due tre stella – purtroppo è stato pienamente interiorizzato dal pubblico: la Guzzanti è troppo faziosa, troppo arrabbiata, troppo radicale per poter essere apprezzata. Invece, ci spiega il Corriere, “la base fondamentale di ogni satira è la leggerezza”, che per quanto pungente deve confondersi “con un sentimento affettuoso nei confronti dei personaggi messi alla berlina”. Come fa per esempio Roberto Benigni, proseguono i professionisti del cerchiobottismo di via Solferino, che può dire le cose più crude ma lo fa con un “atteggiamento buono” e amorevole, e per questo piace tanto.

Ora, tralasciando il fatto che gli ultimi film di Benigni son stati dei mezzi flop proprio perché privi dell’antica cattiveria, non si capisce bene da dove Montefoschi prenda le sue certezze sulla satira, che – par di capire – dovrebbe per forza di cose risultare innocua e inciucista, un po’ come il giornale in cui scrive. Qualcuno di appena più autorevole dell’editorialista del Corriere, come Walter Benjamin, definiva la satira come animata da una “violenza cannibalesca” e la contrapponeva alla parodia ipocrita e qualunquista compromessa col potere (il genere stile Bagaglino, che probabilmente ama Montefoschi). Mentre un altro gigante della critica letteraria come Michail Bachtin vedeva nella satira una “voluttà denigratoria e sarcastica”, utile a smascherare i miti del presente.

Ma poi, lasciando da parte le citazioni colte, il Benigni che piace tanto al Corriere (e anche a noi), in quello che è il suo indiscutibile capolavoro (La vita è bella), mostra forse un sentimento di affetto nei confronti dei nazisti? Non ci sembra. O forse Chaplin ne Il grande dittatore dà l’idea di nutrire una sottile simpatia nei confronti dell’Hitler che mette alla berlina? Ecco, se a Montefoschi non piace la Guzzanti lo dica tranquillamente, ma non ci venga a raccontare che la satira deve essere buona. Perché significa, semplicemente, che non ha la minima idea di quello di cui parla.

(In alto: Benigni con Woody Allen alla presentazione dell’ultimo film del regista americano, fonte: infophoto).

Scritto da Style24.it Unit

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