Riccardo Schicchi morto: il porno, Moana e il Partito dell’Amore

Riccardo Schicchi, il re del porno italiano, lo scopritore di Cicciolina e Moana Pozzi, è mancato ieri a Roma. La sua intuizione più geniale fu probabilmente il Parito dell’Amore, idea poi saccheggiata da Silvio Berlusconi…

Per chi è stato adolescente tra gli anni Ottanta e Novanta si fa fatica a credere alla morte di Riccardo Schicchi, personaggio quasi leggendario, l’inventore e poi il re incontrastato del porno italiano, lo scopritore di personaggi come Cicciolina e Moana Pozzi, che hanno segnato l’immaginario di un’epoca e di più d’una generazione.

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Donne che rimangono ancora oggi delle icone incontrastate del nostro così controverso e contraddittorio costume nazionale, fatto di immaginette di Padre Pio e calendari scollacciati, politici bacchettoni in pubblico e puttanieri nel privato, doppia morale elevata a sistema e a regola aurea delle relazioni sociali.

Secondo me però l’intuizione più geniale di Schicchi, nonostante l’insuccesso che spesso incontrano i precursori, fu quella del Partito dell’Amore, una formazione politica fondata nel 1990, in tempi in cui già spiravano forti i venti della protesta e dell’antipolitica che annunciavano l’imminente tempesta perfetta di Tangentopoli. Con Ilona Staller, la nota Cicciolina, già in parlamento tra le file dei radicali a fare da apripista, il Partito dell’Amore trovò in Moana Pozzi il suo leader naturale e si concentrò soprattutto sui temi della liberazione e dell’emancipazione sessuale.

Allora appariva quasi un partito parodia, privo di un vero programma di governo e guidato da personaggi che con la politica – allora saldamente in mano a professionisti di lungo corso della cosa pubblica – non avevano nulla a che fare. Un movimento, insomma, che tentava la conquista del consenso soprattutto su base mediatica, da un lato facendo leva sul rifiuto della vecchia politica dei dinosauri della Prima Repubblica, dall’altro contando sull’impatto televisivo dell’operazione e sul carisma e la popolarità di Moana Pozzi.

Certo andò male, ma se ci pensate il modello del partito pensato da Schicchi – tutto apparenza e niente sostanza, tutto protesta e niente proposta, tutto slogan e niente programmi – ha fatto da conio per le esperienze vincenti della Seconda Repubblica. Non a caso Silvio Berlusconi chiama il suo Pdl il “Partito dell’amore“, le cui liste sono state largamente infarcite di personaggi televisivi e belle ragazze senza un briciolo di competenza ma con un buon ritorno mediatico. Insomma, alla fine il sogno di Schicchi – quanto meno nella forma – l’ha realizzato il tycoon di Arcore! Chi l’avrebbe detto, allora, che avremmo avuto un presidente del Consiglio dedito ai festini privati e accusato di sfruttamento della prostituzione minorile?

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Scritto da Style24.it Unit
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