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Rai e Mediaset "incatenano" i programmi su Web, la TV norvegese li libera: chi ha ragione?

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Quarta inchiesta sul mondo della Tv che ho realizzata per 9 Colonne, sulla gestione del copyright dei programmi televisivi (gli altri servizi sono sui discografici che gestiscono i talent show X Facor e Amici, sulla crisi che ha investito anche la televisione e sul backstage dei programmi comici Zelig, Colorado e Central Station)

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9 Colonne) – Roma, 19 marzo (citare la fonte)

Protezionisti contro liberisti: il copyright sui video distribuiti su Web divide le TV europee.

Le diverse strategie seguite nella gestione dei diritti di autore dei programmi televisivi hanno creato due fronti contrapposti.

Da una parte c'è chi promuove la tutela delle produzioni che immette on line, come la RAI e Mediaset.

Dall'altra, chi adotta la tattica inversa e fa circolare i contenuti liberamente.

E' il caso della emittente pubblica Norwegian Broadcasting (NRK), che ha appena inaugurato un canale per diffondere le sue trasmissioni su BitTorrent , la stessa piattaforma che usano gli internauti per condividere i loro file, e senza il sigillo dei sistemi antifalsificazioni, detti DRM, Digital Right Management.

I vertici della TV scandinava riassumono il loro piano con un motto: "l'unica maniera per controllare i propri contenuti è quella di esserne il miglior fornitore".

Se la RAI o il Biscione facessero la stessa scelta, gli internauti potrebbero scaricare, scambiarsi tramite DVD e riproporre nei siti o blog personali intere puntate di Amici piuttosto che del Festival di Sanremo o di X factor.

Al momento, una utopia per gli utenti italiani!

Protezionismo e liberismo sono le due soluzioni opposte al problema creato dalla rivoluzione digitale, che ha reso immateriale e difficilmente controllabile il patrimonio creativo delle grandi TV. Due modi diversi di rispondere ai nuovi modelli di consumo imposti da internet. Secondo i fautori dell'una e dell'altra politica, il rispettivo sistema garantisce il migliore ritorno economico.

Chi ha ragione?

La RAI ha fatto passi da gigante sul terreno dei nuovi media, ma secondo molti osservatori segue una linea anacronistica sulla spinosa questione copyright.

Al convegno organizzato da Isimm e RAI il 10 marzo a Roma su "Servizio pubblico, web e nuovi media", autorevoli relatori hanno invitato i dirigenti della TV di Stato a modernizzarsi.

Affermava il giornalista Luca De Biase, responsabile di "Nòva24", inserto dedicato alle tecnologie del "Sole 24 Ore", circa il dibattito tra pubblico dominio e copyright:

"Quest'ultimo punto necessita di un maggiore sforzo e impegno da parte del servizio pubblico, perché è chiaro che il web è sempre più indirizzato alla condivisione gratuita dei contenuti e sotto licenza Creative Commons, grazie alla quale ogni utente potrà fruire del contenuto e renderlo disponibile per ulteriori manipolazioni e rigenerazioni".

Sulla stessa linea Marco Pancini di Google, proprietaria di Youtube, che ha definito l'esperienza della RAI su Web "una best practice, finalizzata alla sperimentazione della rete e del multicast, ma che deve affrontare però il problema della proprietà dei contenuti, del copyright, sempre più obsoleto e inadeguato nei confronti delle nuove pratiche della rete".

E Stefano Quintarelli di Reeplay.it ha sottolineato come l'opzione sia "fondamentale e non rinviabile ulteriormente, perché nella ridefinizione dei diritti e del ruolo della TV, nella produzione e gestione dei contenuti, si gioca anche la partita del servizio pubblico, che nei confronto dei beni immateriali non può pensare di utilizzare strumenti tradizionali…"

Fino ad oggi, di fatto, i "conservatori" hanno impiegato le loro energie per stringere la morsa della censura piuttosto che per testare nuove strade.

Hanno scatenato la loro fantasia per rinnovare le modalità di tutela dei loro prodotti in accordo con Youtube e con gli altri siti del genere.

Alla base di tutte le forme di vigilanza ci sono le impronte digitali, uno speciale algoritmo che identifica i video tutelati da copyright, li rende riconoscibili e permette di segnalare in automatico al sistema informatico quando sono usati abusivamente.

Una delle soluzioni più estrose ideate da Youtube con i suoi partner editori è il "filmato ammutolito".

Si tratta di una punizione di compromesso comminata agli utenti che caricano video commentati da musiche coperte da diritto d'autore: in questo caso, si degrada l'oggetto della sanzione , ovvero si toglie l'audio, senza tuttavia rimuovere le immagini.

Per quanto riguarda invece i programmi televisivi non c'è possibilità di patteggiare la pena: la cancellazione del video relativo è inevitabile.

Funziona questo modello restrittivo?

I dirigenti della TV scandinava difendono invece le ragioni del download libero. Anzi fanno di più. Lo sperimentano in modo "scientifico" allo scopo di provarne i benefici e di invogliare gli altri broadcaster ad attuarlo.

Le opere rilasciate dall'emittente norvegese sono a disposizione degli utenti in qualità elevata e senza l'utilizzo di tecnologie DRM su un server dedicato di Bit Torrent.

"In maniera tale -spiegano- da ottenere statistiche più chiare per capire come un tale sistema funzioni e, in seguito, poter condividere la nostra esperienza nel settore".

Il dirigente Eirik Solheim ha annunciato che in futuro la circolazione dei video di NKR avrà qualche vincolo, ma solo per garantire una maggiore redditività ai suoi autori.

I filmati saranno diffusi con la speciale licenza Creative Commons, uno strumento molto flessibile che permette a quanti detengono dei diritti di copyright di trasmettere alcuni di queste prerogative al pubblico e di conservare le altre. In pratica, i telespettatori potranno in ogni caso scaricare e usare liberamente i programmi.

"Ci si potrebbe accordare – dichiara Solheim – affinché NRK ottenga i diritti per pubblicare in maniera libera le opere e le altri parti in causa ottengano un adeguato compenso".

The Norwegian Broadcasting Corporation (NRK) promuove così una nuova filosofia.

Secondo molti, più rispondente alla realtà di internet che ha stravolto il senso della creazione e condivisione della Cultura.

E' davvero più efficace?

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