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Quella tragica seconda serata tra Chiambretti, Vespa e Vinci e l'oasi felice di Victor Victoria Cabello

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Arrivato l'autunno siamo tornati in piena stagione televisiva: riprendono i grandi show, i programmi d'informazione, i contenitori del pomeriggio e, ovviamente, l'infotainment della seconda serata. Che un tempo cominciava alle ventidue e trenta e oggi si è spostata in avanti di almeno un'ora, non so se perché gli italiani dormano meno o se perché c'è sempre meno gente che si alza presto per lavorare.

Comunque, quali che siano le vostre abitudini e i vostri orari una cosa è certa: anche di notte la televisione mostra tutta la sua ripetitività e mediocrità e invita allo spegnimento istantaneo del mezzo e a buttarsi di corsa tra le braccia di Morfeo.

C'è il solito Vespa, che da più di dieci anni ci propone il solito salotto con i soliti politici che si parlano addosso. Porta a porta non è disprezzabile tanto per la faziosità del suo conduttore, che quando in studio non è presente Silvio Berlusconi riesce anche a ricordarsi di essere un giornalista e non un cameriere, ma proprio per quel tipo di informazione di palazzo – non a caso il programma è soprannominato la terza camera del parlamento – dove i politici si parlano tra loro di cose loro e i problemi dei cittadini sono messi in soffitta.

Dall'altra parte, su Canale 5, imperversa Alessio Vinci, indegno erede di Enrico Mentana, che ormai per reggere nella corsa agli ascolti si è lanciato in puntate su veline, Marco Carta, Grande fratello e via di seguito. Insomma: ha trasformato Matrix nell'appendice notturna di Pomeriggio cinque, ormai potrebbe anche cambiarne il nome: non suona bene Notte cinque?

Su Italia uno invece troviamo l'ex Pierino della televisione, Piero Chiambretti, che ha da tempo abbandonato la satira in favore dell'avanspettacolo: altrimenti a Mediaset, di questi tempi, non ci sarebbe mai arrivato. A furia di giocare a fare il berlusconiano piano piano sembra che lo stia diventando davvero.

Su Rai tre resiste, nonostante l'insofferenza del nostro governo liberale che vive ogni critica come un attacco eversivo allo stato, il talk show di Serena Dandini, in coppia col simpatico (ma un po' ripetitivo) Vergassola. Toni sobri, ospiti interessanti, ironia graffiante e quasi sempre azzeccata e una conduttrice professionale e intelligente. Dunque cosa c'è che non va? Tendenzialmente nulla, solo che alle volte si ha l'impressione che Parla con me, più che una trasmissione televisiva, sia una sorta di club esclusivo a cui sono ammessi solo i soliti nomi della conventicola della sinistra (mi verrebbe da dire radical-chic ma mi trattengo). Insomma, oltre a Eugenio Scalfari, Nanni Moretti, Franco Battiato o Lidia Ravera ogni tanto sarebbe il caso di invitare anche, chessò, una Alessia Marcuzzi o un Ignazio La Russa. Non nomino intellettuali di destra perché non ne conosco.

A questo punto l'unica oasi di televisione divertente senza essere volgare, leggera senza essere insulsa, brillante ma con stile è la seconda stagione di Victor Victoria su la 7, condotta da una Cabello che con il passare degli anni si fa sempre più carina, autoironica e sanamente impertinente con gli ospiti in studio. Ospiti che più vari non si può, si va da Marco Travaglio ad Attilio Romita passando per Cicciolina, con contorno di rubriche finalmente azzeccate e gustose: imperdibile quella di Lillo e Greg con il capo indiano Estiqaatsi, che pronunciando il suo nome liquida ogni fesseria dei vip, geniale quella curata da Geppi Cucciari che illustra i risultati di sondaggi demenziali ma veri, il meritato sberleffo per l'abuso che se ne fa in tv, e a metà tra Luis Bunuel e Mel Brooks quella sull'Utopia, un improbabile ma spassoso mondo senza inibizioni sessuali. Avanti così e arriverà anche più pubblico.

(In alto: Victoria Cabello con Cristina Parodi, a lato: Piero Chiambretti).

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