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Quella inutile diatriba sulla Canalis che imita la Hunziker

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Elisabetta Canalis, al fianco di Gene Gnocchi in Artù, è imbarazzante: le mancano i fondamentali, ma questo già lo sappiamo. Quando una frase supera le 18 battute la ragazza va in crisi impappinandosi come poche sanno fare. Ma tant'è, queste cose già le sappiamo, e alla fine – sono sicuro – le sa bene anche lei.

Una cosa però, in anni di "gavetta", le è riuscita bene: l'imitazione di Michelle Hunziker. Partendo dal presupposto che dietro alla scenetta incriminata ci sono degli autori, che hanno azzeccato in pieno il lato più insopportabile della soubrette bionda (le sue risate l'hanno connotata come bella e simpatica in un'epoca in cui era impossibile far convivere questi due elementi, ma ora quelle stesse risate agiscono sui connotati dei telespettatori non poco), per una volta troviamo nella Canalis un'interprete in grado di guadagnarsi la pagnotta.

Michelle non l'avrà presa sicuramente bene, e fin qui nulla di strano, ma l'attacco dell'ex senatrice Maria Burani Procaccini (del Pdl) ha un non so che di misterioso: da anni siamo abituati alla comicità di personaggi zelighiani che fanno ridere (quando ci riescono) nutrendosi della morte del politically correct. Cosa c'è di strano nella scenetta della Canalis? Nulla. Nulla di nulla. Ci stiamo spingendo oltre il folle tentativo di far credere al popolo che chi gioca agli sparatutto sulla Playstation è portato ad uccidere almeno un amichetto in un tranquillo pomeriggio scolastico. Se poi lo sparatore ha dei legami con la musica rock ci troviamo di fronte ad un mix micidiale che richiede l'ergastolo preventivo.

Non condivido il messaggio: sono delle scorrettezze che non giovano a nessuno, specie ai giovani. Ora voglio esagerare, ma se bisogna ridere di una persona che calpesta un senzatetto, poi non dobbiamo stupirci se nella realtà si arrivi a dargli fuoco.

Queste le parole di Maria per giustificare il suo disappunto. Sinceramente non capisco, la diatriba oltretutto si sta dimostrando abbastanza noiosa. Quello che apprezzo, ma non so per quanto durerà, è il silenzio degli autori di Artù. Bene così, frasi come queste non sono da prendere nemmeno in considerazione. 

Ma la Maria dov'era quando il suo datore di lavoro (che in politica, in Italia, non è mai il cittadino) parlava di Kapò e abbronzature?

Ecco il video, ditemi voi cosa ne pensate. Ah, il fatto che partendo da uno spunto azzeccato si finisca per creare uno sketch che non fa ridere sono quisquiglie.

[Post tratto da Tele dico io]

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