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Quei mitici anni '80 così pazzi, irripetibili, sbagliati e (soprattutto) lontanissimi da noi

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Ogni estate ha le sue mode – per dire, dieci anni fa ci toccò celebrare persino i coatti – e quest'anno sono tornati in auge gli anni 80. Un po' perché i 40-50 enni che erano ragazzi trent'anni fa sono finalmente arrivati al potere e possono, come hanno fatto tutte le generazioni precedenti, imporre i loro gusti e la loro età dell'oro, e un po' perché il presente è così avaro e anonimo che qualcosa bisogna pur ripescare dal passato.

E così la tv lancia programmini pseudo-celebrativi con calendari annessi, Sabrina Salerno si rimette e cantare con Samantha Fox, tornano alla ribalta persino i Righeira e nei negozi si rivedono i mitici marchi che fecero la moda, seguitissima, di quegli anni: Best company, El Charro, Vans e via di seguito. Mentre Hollywood già da un po' di tempo sforna film ispirati alle serie di allora, come Hazzard e il recentissimo A-Team.

La filosofia di fondo di questa operazione, esplicita nella trasmissione di Italia uno Mitici '80, è quella di farci credere che i nostri tempi siano una semplice propaggine di quell'epoca e che in qualche modo siamo tutti ancora immersi nello spirito di quegli anni.

Certo gli anni 80 furono esagerati, chiassosi, pacchiani, smodati ed edonisti nel senso più vero della parola; diedero vita a un mondo colorato e kitsch dove a tutti era promesso divertimento, consumo, soldi e carriera, anzi dove l'essenza stessa del divertimento consisteva nel comprare, consumare e apparire.

Insomma, superficialmente e a prima vista sembrerebbero davvero molto simili ai nostri tempi, ma non è così. È vero, siamo ancora volgari, superficiali, chiassosi, consumisti, arrivisti, rampanti, narcisi e con il mito dei soldi e della carriera, della tv e della notorietà, ma ci manca un elemento fondamentale di quei tempi, senza il quale non è possibile tentare nessun confronto: l'innocenza.

Negli anni 80 consumavamo irresponsabilmente perché davvero credevamo che la ricchezza fosse destinata a moltiplicarsi all'infinito per il benessere di tutti; negli anni 80 sconfitto il comunismo davvero ci eravamo persuasi che il capitalismo made in Usa rappresentasse l'unico e il più bello dei mondi possibili; negli anni 80 un culo sui manifesti pubblicitari ci appariva come uno straordinario sberleffo alla vecchia società tradizionale e attendevamo le meraviglie di una tecnologia amica che – come prometteva la fantascienza – ci avrebbe dovuto aprire ogni porta.

Oggi che sappiamo che tutto questo era sbagliato, che le crisi economiche hanno definitivamente affossato il sogno del capitalismo buono, che sono sorti nuovi nemici pronti a far guerra alla nostra civiltà, che la natura si sta ribellando allo sfruttamento selvaggio del pianeta, che i culi in mostra appaiono come l'ennesima forma di sfruttamento della donna; oggi che tutto questo è chiaro continuare a vivere come se fossimo in quegli anni, e celebrarne e perpetuarne l'incoscienza, è semplicemente da idioti.

(Nella foto: una delle più celebri e "rappresentative" pubblicità degli anni 80).

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