Primarie Pd su Sky: Bersani, Renzi, Vendola e le differenze sparite

Primarie del Pd (o del centrosinistra) su Sky: chi ha vinto e chi ha perso? Ma soprattutto, il telespettatore ha colto le differenze di programma tra i candidati o è sembrato tutto una marmellata indistinta?

L’intento di Sky, a parte la presentazione dei candidati stile talent show manco fossero i concorrenti di X Factor, era sicuramente lodevole: fornire uno spazio ordinato e regolamentato per il confronto tra i protagonisti delle primarie del centrosinistra, grazie al quale l’elettore telespettatore potesse intendere le diverse proposte e orientare di conseguenza il voto.

È andata così? Sostanzialmente no. Intendiamoci, tutto è filato liscio, e i contendenti sono stati impeccabili sotto il profilo del fair play, dando un’immagine – sicuramente positiva per il partito e la coalizione – di un gruppo sostanzialmente coeso. Il punto però è che le differenze tra le diverse proposte politiche sono emerse poco o nulla, vuoi perché il format imponeva tempi strettamente contingentati che impedivano l’approfondimento, vuoi perché il divieto di una interlocuzione diretta tra i candidati ha un po’ evitato che i nodi venissero al pettine.

Non rimpiangiamo il formato del talk show, però forse il confronto all’americana di questo tipo premia di più quando a sfidarsi sono due candidati. Con cinque che si alternano nelle risposte alle stesse domande, il telespettatore rischia di perdersi un po’ e di subire una sorta di effetto marmellata, in cui tutto sembra uguale e un candidato vale l’altro: tutti sono per abbassare le tasse, per tagliare i privilegi della politica, per l’Europa ma un po’ diversa da com’è ora e addirittura non si registrano grandi diversità neppure sulle unioni gay.

Poi certo, il telespettatore più attento le diverse sfumature le coglie, con Renzi più blairiano, Vendola più radicale e Bersani che tenta l’equilibrio tra le spinte opposte, ma sempre di sfumature si tratta. Ancora una volta, è facile che il pubblico venga colpito – e quindi spinto a propendere per l’uno o per l’altro – da elementi extrapolitici, recepiti a livello emotivo più che razionale, e attinenti a caratteristiche quali la telegenia, la spigliatezza, l’autorevolezza e via dicendo.

Per quanto riguarda i primi due aspetti, telegenia e spigliatezza, Renzi è senza dubbio sembrato una spanna sopra gli altri, qualche volta sembrava quasi sul punto di “comprare una vocale”. Vendola invece è apparso il più appassionato di tutti, uno che crede davvero a quello che dice, capace di trasmettere coinvolgimento e fiducia. Infine Bersani ha giocato la carta dell’autorevolezza: è apparso sempre molto composto e controllato, quasi presidenziale, forse dando l’impressione di essere il più adatto al ruolo.

Da segnalare il momento in cui il conduttore del dibattito hainvitato i candidati a rivolgersi alla telecamera fingendo di avere davanti l’amministratore delegato di Fiat. Renzi è il primo, ovviamente, a lanciarsi nel giochino e inizia così: “Caro Marchionne, io ho creduto nel suo progetto e mi ha deluso”. Gli risponde a stretto giro Vendola, forse segnando il colpo migliore della serata: “Caro Marchionne, io non ho mai creduto nel suo progetto”. A giudicare dall’applausometro, una sortita che gli regalerà di sicuro qualche voto in più.

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Scritto da Style24.it Unit
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