Porta a porta e l’eterno ritorno di Bruno Vespa

Ricomincia Porta a porta (in onda dal 1996) condotto da Bruno Vespa (in Rai dagli anni 60), l’emblema di quel giornalismo che è parte integrante della casta politica responsabile del disastro italiano

Ieri sera mi concedevo uno zapping distratto prima di andare a dormire, e d’un tratto mi appare un signore che parla seduto su una soffice poltrona bianca, in uno studio luminoso e dai colori chiari, mentre una scritta in sovrimpressione sulla destra del teleschermo spazza via i miei ultimi dubbi: è ricominciato Porta a porta.

Cambio immediatamente ed evito per un pelo l’inquadratura al padrone di casa, salvaguardando così il mio sonno.

Si fa un gran parlare di casta di questi tempi, intendendo con questo termine la decrepita e fallimentare classe politica del nostro Paese, che si giudica responsabile del disastro economico (ma direi anche sociale e culturale) italiano, dimenticando troppo spesso che le caste sono tante e tutte in modo diverso colpevoli della situazione in cui ci troviamo.

Tra queste, accanto a quella già citata dei politici, spicca senza dubbio la casta dei giornalisti: finanziati scandalosamente dallo stato (almeno quelli che lavorano sui giornali), nepotisti fino alla vergogna (seguite nelle redazioni il ripetersi dei cognomi di generazione in generazione), sfruttatori del lavoro di giovani precari sottopagati o proprio non pagati e parte integrante del sistema di potere della Prima e della Seconda Repubblica.

Bruno Vespa è l’emblema, direi il giornalista simbolo di tutto questo. Ancor prima che un promoter berlusconiano (e lo è stato fino in fondo), il maggiordomo di Porta a porta è stato e continua ad essere la voce del potere, quasi a prescindere dal colore politico, e ha pervicacemente proposto un’informazione di palazzo: attenta alle polemiche da salotto, al giochino sterile delle alleanze, alle nomine e ai ruoli di governo, finanche agli hobby dei leader (rimane indimenticabile il servizio sul risotto cucinato da D’Alema) e perennemente disinteressata al Paese reale.

Perché nello studio di Vespa non sono ammessi i cittadini: parlano solo i politici, che raccontano indisturbati la loro versione della realtà e le loro bugie, godendo del vantaggio di un’interlocuzione perennemente in ginocchio.

Abbattere il vecchio sistema di potere, cambiare le cose, significa anche mandare in soffitta questo tipo di informazione, che genera e corrobora una politica irresponsabile e lontana dai cittadini, proprio perché non sorvegliata, approvata a prescindere, lasciata libera di imputridirsi e addirittura coperta e difesa nelle sue peggiori degenerazioni. Un’informazione che ben lungi dall’essere il cane da guardia della democrazia, al servizio dei cittadini, è parte integrante del potere, si considera tale e opera per conservare il sistema di privilegi nel quale sguazza e prospera.

(Foto – Infophoto).

Altri link:

Beppe Grillo a Porta a porta e la casta dei giornalisti dimezzati di destra e sinistra

Amministrative 2012: Bruno Vespa, Porta a porta e le solite facce da quorum

Festival giornalismo Perugia 2012: intervista a Bruno Vespa su L’Aquila

Scritto da Style24.it Unit
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