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Perché Sanremo è Sanremo?

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Se ci si domanda perché il festival di Sanremo ogni anno, per un'intera settimana, sia al centro dell'attenzione generale, perché tutti i media, dalla televisione (concorrenti della Rai compresi) a radio, giornali e web, se ne occupino in tutti i modi e in tutte le salse, diventa difficile trovare una risposta. Perché diciamocelo, a prescindere dalle diverse edizioni più o meno riuscite, il festival è semplicemente un grande varietà televisivo basato su una gara canora neppure tra le più interessanti, visto che di solito gli artisti più quotati evitano il palco dell'Ariston, se non per salirci in qualità di ospiti e quindi fuori dalla gara.

Ma non è neppure questo il punto, nel senso che anche lo spettacolo televisivo meglio realizzato dell'anno non giustificherebbe una tale attenzione. Dunque, come spiegare questo mistero? Forse con il fatto che Sanremo è uno di quei pochi eventi che appare ancora in grado di mettere insieme gli italiani, di riunire un paese sempre più diviso tra ricchi e poveri (e non parliamo di quelli che cantavano "Che sarà"), tra padani e terroni, tra berlusconiani e antiberlusconiani.

Il festival è un po' come i mondiali di calcio, che di norma vengono seguiti anche da chi sa poco o nulla di pallone e difficilmente si ricorda chi ha vinto l'ultimo scudetto. Sono, Sanremo e i mondiali, una specie di rito collettivo, qualcosa vagamente capace di farci sentire una comunità, sono un argomento di discussione che può facilmente avvicinare persone, per molti versi, sempre più distanti tra loro.

E allora che Sanremo sia, fermo restando che un paese che si scopre unito solo in occasione delle canzonette e del pallone non sta certo messo benissimo.

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