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Perché Berlusconi non vuole Roberto Saviano in televisione

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Non è un segreto per nessuno che l'input per ridurre le puntate della trasmissione che Roberto Saviano sta preparando insieme a Fabio Fazio per la prossima stagione sia partito da Palazzo Chigi. E che il dg Mauro Masi, esemplare servitore del presidente del Consiglio, abbia tutta intenzione di non deludere le aspettative della maggioranza che lo ha imposto alla guida della tv di stato.

Certo, la scelta appare indifendibile da tutti i punti di vista, come fanno notare anche i finiani di Fare Futuro, che impietosamente sottolineano la vocazione della Rai alle trasmissioni con "nani e ballerine, zerbini e veline" a cui adesso si aggiungerebbe pure il boicottaggio del programma di Saviano, uno dei pochi eventi culturali dei prossimi palinsesti.

Solo che interrogarsi sulle motivazioni delle scelte della dirigenza di Viale Mazzini non ha senso, sappiamo benissimo che Masi e company sono solo degli esecutori dei desideri (o meglio degli ordini) del premier. Dunque la domanda dovrebbe essere: perché il capo del governo non vuole vedere Roberto Saviano – del resto già ampiamente e pubblicamente criticato anche di recente – in televisione?

La risposta è semplice. La fortuna e il successo di Silvio Berlusconi sono il prodotto non tanto delle sue scelte politiche e delle realizzazioni dei suoi governi – fin qui piuttosto mediocri e inconcludenti – ma di un'opera gigantesca e ormai quasi ventennale di propaganda e manipolazione dell'informazione, costruite grazie alla gestione spregiudicata dei canali televisivi di cui è proprietario o controllore politico. Circostanze che in nessun altro paese democratico sono possibili e neppure immaginabili, e che qua in Italia consentono al Cavaliere di mantenere alti livelli di fiducia e popolarità nonostante il fallimento delle politiche dell'esecutivo.

Dunque non sorprende neanche un po' che la Rai abbia intenzione di sopprimere le puntate di Vieni via con me – questo il nome dello show di Saviano e Fazio – che dovrebbero occuparsi dei rifiuti della Campania e del terremoto in Abruzzo. Questo governo, e in particolare il suo presidente, hanno costruito il loro consenso soprattutto sulla gestione di queste due emergenze, sulle quali l'informazione televisiva di regime ha ricamato per mesi attraverso rappresentazioni da cinegiornale fascista.

Se domani Roberto Saviano dovesse mostrare in diretta televisiva, a milioni di telespettatori, che non è tutto oro quello che luccica, e che tante cose sono andate in maniera diversa da come le hanno raccontate i telegiornali padronali, allora neppure Minzolini, Vespa e servitù del Biscione potrebbero bastare per evitare un calo dei consensi, che d'altra parte i sondaggi veri – quelli contro cui il premier si indigna a Ballarò – registrano già da tempo.

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