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Pavarotti, tutti i segreti dopo la sua morte (eredità e rapporti matrimoniali)

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Tanti, troppi segreti sono saltati fuori dopo la morte di Luciano Pavarotti. Tanti, troppi segreti che Luciano Pavarotti voleva venissero a galla. Non ce la faceva più, immerso nel dolore della sua malattia, sicuro che ormai la sua straordinaria vita fosse finita, ciò a cui pensava erano gli affetti.

Già, perchè questi sono "il presente" nel momento in cui tutto sta finendo. Ad un tratto la grande macchina dello spettacolo svanisce, i fans, la musica, la folla, tutto diventa un ricordo. Accanto a te rimangono i sentimenti. I familiari e i parenti. Si ritorna nell'intimità. 

Ora quei segreti, a pochi giorni dalla morte, saltano fuori con una violenza inaudita, attraverso alcune confessioni fatte dal maestro: “Sto malissimo. In questi ultimi anni Nicoletta mi sta tormentando, mi fa vivere da solo, sono isolato, i miei amici non mi vengono a trovare, parla male delle mie figlie, mi circonda di persone che non mi piacciono. Ha allontanato anche Tino e Veronica, che per me erano come figli. Io avrei bisogno di Veronica”.

Rapporti e sentimenti quindi, una vita che sembrava tranquilla e che in realtà era piena di rancori e problemi. Ma non solo, in tutta questa vicenda è subentrato prepotente il Dio denaro, che si sa, rovina tutto ancor prima di bussare alla porta dell'umanità.

Il risultato è una guerra intestina. Pavarotti ha destinato i propri beni non soltanto alla moglie Nicoletta, alle figlie Lorenza, Cristina, Giuliana e Alice, e alla sorella Gabriella, ma anche a persone che gli sono state vicine e care: il fedele assistente Tino, la storica segretaria Veronica, l'autista di sempre, "Pannocchia".

"Il 50 per cento dell'eredita' di Luciano Pavarotti sara' diviso tra le quattro figlie" Cristina, Lorenza, Giuliana, avute dal primo matrimonio, e Alice, nata dall'unione con la seconda moglie, Nicoletta Mantovani.

Il 25 per cento andra' alla moglie, mentre "il residuo 25 per cento costituisce la cosiddetta 'disponibile' di cui il testatore poteva fare quello che riteneva". 

Le Royalties andranno a Nicoletta

Qui sotto un articolo da La Stampa che riportiamo per intero. Merita di essere letto per capire molte cose sulla vita del Maestro.

Da La Stampa

Non posso tacere, è un peso troppo grande. Noi ne abbiamo parlato a lungo. E abbiamo deciso di fare quel che Luciano ci ha chiesto». Siamo nel salotto di un luminoso appartamento borghese all’ottavo piano, zona Fiera di Bologna. Sparsi sui divani, i principali rotocalchi popolari con Pavarotti e la giovane moglie Nicoletta Mantovani sorridenti in prima pagina. «Io» è Lidia La Marca, nota ginecologa bolognese. Nel «noi» è compreso il marito, il maestro modenese Leone Magiera, il musicista-amico con il quale Luciano Pavarotti, nella sua carriera, ha in assoluto lavorato di più. Con lui, Magiera ha tenuto oltre mille concerti, sia come direttore che come pianista.

Dottoressa, racconti.
«È il 16 agosto scorso, undici del mattino, al Policlinico di Modena. Nella stanza di Luciano, ci siamo noi, la nostra bambina Eloisa, Nicoletta e la figlia che ha avuto da Luciano, Alice. Luciano è provato, fa un po’ fatica a parlare ma è lucido, discorre di calcio, fa qualche battuta con Leone. Poi, a un certo punto, lascia tutti di stucco chiedendo che tutti escano e mi lascino sola con lui. Vedo Nicoletta che sbianca».

Cosa le ha detto?
«Si è sfogato come un bambino. Mi ha detto: “Sto malissimo. In questi ultimi anni Nicoletta mi sta tormentando, mi fa vivere da solo, sono isolato, i miei amici non mi vengono a trovare, parla male delle mie figlie, mi circonda di persone che non mi piacciono. Ha allontanato anche Tino e Veronica, che per me erano come figli. Io avrei bisogno di Veronica”. Era disperato».

Chi sono Tino e Veronica?
«Tino è il suo assistente peruviano e Veronica, la sua compagna. Due intimi. Per intenderci: quando è morto, è stata Veronica a vestirlo e truccarlo».

E poi?
«Ha continuato per più di venti minuti: “Pensa sempre ai soldi, arriva con documenti da farmi firmare. Minaccia di non farmi vedere Alice, mi fa delle scenate”. Poi mi ha detto una cosa che mi ha dato i brividi: “Lo sai, Lidia, come andrà a finire? O io mi sparo un colpo in testa o noi ci separiamo”».

Non sapeva di essere condannato?
«Sì, lo sapeva da alcuni mesi. Ma non ho mai conosciuto nessun malato terminale che non speri in un miracolo».

Perché lei ha deciso di raccontare questa scena? Lui è morto. Non sarebbe meglio dimenticare tutto?
«Lo racconto perché me l’ha chiesto Luciano. “Queste cose – mi ha detto – le puoi dire dopo il mio funerale”. Credo che sia, come dire?, un dovere morale nei suoi confronti farlo. E questo è esattamente ciò che mi ha detto».

Sono accuse molto pesanti. Lei come ha reagito?
«Io gli ho chiesto se potevo fare qualcosa, se dovevo parlare a sua moglie. Lui mi ha fermato: “Mi raccomando, non dire niente a Nicoletta, me la farebbe pagare”».

Lei sa che queste dichiarazioni, specie quelle relative ai documenti, potrebbero avere un peso notevole.
«Certo. Ma sono problemi che non riguardano né Leone né me. Non abbiamo nemmeno partecipato ai funerali: Leone perché aveva un concerto, io perché non mi sarei ritrovata in quel festival mediatico».

Perché Pavarotti ha scelto proprio lei per confidarsi?
«Me lo sono chiesta anch’io. Ma mi conosceva da trent’anni e io avevo conosciuto tutte le sue donne. E poi eravamo molto lontani come mentalità: io una quasi femminista, lui un maschio italiano vecchio stile. Mi ricordo di quella notte a Londra quando si affrontarono Adua e Nicoletta. Eravamo nello stesso albergo. Mi telefonò alle due di notte dicendomi: “Lidia, per favore, vai giù tu perché quelle si ammazzano”. Insomma eravamo molto intimi».

Com’era il rapporto con le figlie?
«Lui era molto legato ai figli, all’idea della famiglia. I figli non si toccano. Gli piaceva averli accanto, per esempio a tavola. Faceva il patriarca, riempiva lui i piatti a tutti. Infatti so che il lunedì precedente la morte ha fatto chiamare le ragazze e la sorella Gabriella e ha chiesto che mangiassero con lui, nella stessa stanza. Martedì è entrato in uno stato soporoso. Fino a quel momento, anche se faticava a parlare, era lucido».

Ma era ancora in grado di mangiare?
«No, lui no. Infatti qualche giorno prima non era stato in grado di mangiare la pasta. E ci aveva detto: “Certo che per me mangiare il puré invece dei maccheroni è un brutto segno”».

Quand’è stata l’ultima volta che l’avete visto?
«Sabato, lo siamo andati a trovare sabato scorso. Già non parlava più. Ha raccolto le forze che gli restavano e ha detto: “Ciao!”. Credo che sia stata l’ultima volta che ha parlato».

Scritto da Style24.it Unit
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