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Nove anni di Grande fratello: da esperimento televisivo a spettacolo di varietà

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Quando il Grande fratello sbarcò in Italia fece, un po' come in tutti i paesi, un grande clamore. Ricordo che tg e giornali non parlavano d'altro e anche i grandi intellettuali si misero a discettare sul senso dell'operazione, quasi sempre per criticare ma in fondo facendo il gioco dei produttori: lo show era al centro dell'attenzione generale.

E del resto appariva come qualcosa di davvero innovativo e mai visto in televisione: per la prima volta la gente comune sarebbe entrata nelle nostre case senza filtri o mediazioni, almeno a parole, ma nuda e cruda nei suoi gesti di vita quotidiana. L'idea di osservare 24 ore su 24 otto sconosciuti interagire in uno spazio definito, una piccola casa con giardino, sconfinava nell'esperimento sociologico e attirò l'attenzione di tanti.

Poi certo, di esperimento sociologico non si trattava e i filtri c'erano eccome: i concorrenti infatti firmavano (e firmano tuttora) un contratto in cui si impegnavano ad evitare determinati comportamenti e argomenti di discussione, pena la squalifica. E poi insomma: la consapevolezza di andare in onda su Canale 5 già di per sé è un freno non da poco. Nonostante questi limiti in un certo senso strutturali, il primo Gf rappresentò una boccata d'aria nuova (pulita o inquinata a seconda delle opinioni) per l'asfittica tv italiana.

Per la prima volta andavano in scena dei ragazzi qualunque senza un copione da seguire, senza la guida onnipresente di un presentatore o di un regista. L'intrattenimento edulcorato della tv generalista dava spazio a parolacce, rutti e scorregge, a un Taricone che ci provava con una giusto per passare il tempo (con un bel calcio alla retorica dell'amore trionfante), alle ragazze che facevano a gara a strusciarsi con i maschi della casa (con un bel calcio all'immagine della ragazza pudica e dolce della fiction tv), ai discorsi spinti sul sesso e all'ironia greve e spudorata (con un bel calcio al politically correct).

Poi gli autori italiani ci hanno messo le mani e hanno trasformato il programma, anno dopo anno, in qualcosa che assomiglia sempre di più ad uno spettacolo di varietà a metà strada tra Carramba che sorpresa e C'è posta per te. Si sono aggiunte suite o tuguri dentro la casa, si sono fatti partecipare padri e figlie, mariti e mogli, addirittura intere famiglie, si sono moltiplicati gli spazi di confronto tra i concorrenti e gli ospiti in studio (con tanti saluti alla regola dell'isolamento), si sono scovati padri assenti, sorelle disperse ed ex fidanzate.

Ma soprattutto, e in quest'ultima edizione è stato evidentissimo, gli autori hanno cominciato a manipolare i concorrenti in modo talmente esplicito e spudorato che ormai diventa difficile capire se il Grande fratello sia un reality o una fiction.

Insomma, è stato mandato tutto in vacca e ormai si partecipa allo show con lo stesso spirito con cui si fa un provino: il Gf è una semplice occasione per chi vuole tentare di entrare nel mondo della tv e difatti da anni gli autori pescano tra personaggi del sottobosco televisivo, quelli che campano tra una comparsata e l'altra aspettando la grande occasione per fare carriera. Dell'idea originaria non è rimasto nulla. E allora aridatece Taricone!

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