Molestie alle donne: la “sentenza shock” della Cassazione e la coscienza sporca di tv e giornali

Kadri O., cittadino extracomunitario da anni in Italia, aveva l'abitudine, sul luogo di lavoro, di essere un po' troppo espansivo e "affettuoso" con le colleghe. Diciamo che la pacca sul sedere era il suo modo abituale di salutare, o cose simili.

Stanca della situazione una collega di Kadri decide di denunciarlo e così si apre la vicenda giudiziaria dell'uomo: condannato ad un anno in primo grado, assolto in appello e infine di nuovo assolto in Cassazione.

La suprema corte ha infatti stabilito che i gesti di Kadri, come del resto emerso da diverse testimonianze, non erano motivati da «intenti libidinosi» ma da una volontà di gioco e di scherzo.

In parole povere la Cassazione afferma che se non c'è libido non c'è molestia. Ovviamente è un punto di vista discutibile e criticabile, ma colpisce come tutti i media – dai telegiornali ai quotidiani – abbiano presentato il pronunciamento della corte come una «sentenza shock», dando voce solo alle critiche e alle voci indignate.

Questo unanimismo del politicamente corretto femminista lascia a dir poco perplessi perché nel nostro paese emerge sempre a corrente alternata, per alcuni casi sì e per molti altri no. Per esempio, si riempiono pagine di giornali e ore di dirette televisive quando si becca uno stupratore rumeno, ma quasi nulla si dice sulle migliaia di episodi di violenza sulle donne all'interno delle mura domestiche inflitti da "premurosi" mariti e fidanzati. Per non parlare poi della totale rimozione del discorso sulla mercificazione del corpo femminile in televisione o sulle avventure erotiche del nostro presidente del Consiglio con veline e prostitute.

È come se i media avessero la coscienza sporca e, non potendo fare i paladini delle donne in tante (troppe) circostanze, peccassero di eccesso di zelo e faziosità nelle poche occasioni in cui si sentono liberi di giudicare senza urtare la suscettibilitàdel maschio italico o del potente, come per esempio nel caso di un anonimo e sfigato lavoratore extracomunitario.

Comunque rispetto alla sentenza su Kadri O. non voglio esprimermi, non conoscendo nel dettaglio la vicenda, ma mi pare che venga confermato per l'ennesima volta che la magistratura sia inadatta a giudicare questioni come questa.

Qualche anno fa ho letto di una donna che aveva denunciato un uomo per essere stata guardata, a suo dire, con eccesso di desiderio. Ecco, forse sarebbe bene che ad uno sguardo troppo insistente si rispondesse con un'occhiataccia e a una pacca sul sedere sgradita con uno schiaffo o un insulto, invece di correre subito dal giudice. Altrimenti il corteggiamento e in generale il rapporto tra uomo e donna rischia di divenire un affare di carte bollate, e non suona tanto bene.

Scritto da Style24.it Unit
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