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Merlin, operazione "Tudors" in salsa arturiana

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Doverosa premessa: apprezzo il tentativo di avvicinare i gggiovani alla mitologia, e in particolare al cosiddetto Ciclo Arturiano. L'idea di un Merlino ragazzo, per quanto balzana, è sufficientemente ardita da funzionare, in un modo o nell'altro.

Apprezzo un po' meno, però, il revisionismo imperante, che per mere questioni di marketing costringe a riscrivere completamente qualcosa che, invece, funzionerebbe benissimo così com'è.

Certo, mi rendo conto che il nome Merlino possieda un considerevole appeal e che sia in grado di colpire facilmente l'immaginazione di grandi e piccini: dopotutto stiamo parlando di uno dei maghi più famosi della storia, se non del più famoso. Ma se pur d'utilizzarlo si arriva a stravolgere luoghi, personaggi ed eventi, allora che senso ha chiamare il prodotto finale “Merlino”, quando del Merlino originale rimane ben poco?

Le vicende raccontate nel telefilm potrebbero teoricamente riguardare un qualsiasi giovane eroe di un qualunque racconto medieval-fantastico. Il dubbio che gli abbian voluto appiccicare l'etichetta “Merlino” solo per meglio catturar l'attenzione di una particolare fetta di pubblico (che, casualmente, è anche quella più sensibile a gadget e similia) è forte.

E così, dopo The Tudors, accattivante ma chiassoso guazzabuglio di ricchi costumi, imprecisioni storiche e fanciulle scollacciate, ecco dunque spuntare Merlin, un prodotto gestito con lodevole astuzia in cui il mito viene piegato per scopi economici prima ancora che narrativi.
Ci viene raccontato, ad esempio, che Ginevra non è la nobile figlia del Signore di Cameliard, bensì l'umile figlia mulatta d'un fabbro, inserendo così quell'elemento politically correct di cui nessuno, oggi, sembra poter più fare a meno. O che Merlino, Artù e Morgana sono coetanei, giusto per fidelizzare ancor più una precisa fascia di pubblico. Oppure che, curiosamente, tutti quanti abitano già a Camelot (per facilitare le cose e non dover spendere troppo per le scenografie, suppongo).

Tenendo conto della velocità con cui fatti storici e racconti mitologici vengono ridotti a transitori punti di vista, per la prossima primavera m'attendo una fiction sulle coloratissime avventure de La Giovane Betty Bathory, sugli scherzi telefonici de Il Giovane Lucky LuGiano o sulle simpatiche bricconate de Il Giovane Adolf.

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