Melissa Bassi facebook: lo sciacallaggio mediatico di Mediaset

Canale 5 manda in onda il filmato della comunione di Melissa Bassi, contro qualsiasi rispetto per la privacy della piccola vittima. Ma l’indignazione corre solo sul web, eppure per i calzini del giudice Mesiano intervenne persino l’Ordine. E ora?

Sullo sciacallaggio mediatico fatto su Melissa Bassi, la giovanissima vittima delle bombe di Brindisi, molti hanno scritto, tra cui l’amico Paolo Siciliano che con la giusta indignazione ha raccontato la pornografia emotiva di Pomeriggio cinque e di Tgcom nel dare in pasto al pubblico qualsiasi cosa siano riusciti a trovare sulla ragazza (anche in concomitanza coi funerali): foto saccheggiate dal profilo Facebook, video della prima comunione, immagini della sua stanza.

Con continui riferimenti alla sua bellezza, al suo sorriso, al fidanzatino, ai sogni di fare la stilista; quasi che un brutto sorriso o una diversa ambizione avessero una qualsiasi importanza.

Ciò che più indigna di questo pseudo-giornalismo è l’ipocrisia: ti cucinano questi servizi strappalacrime, con la musichetta commovente di sottofondo, ti parlano con la voce rotta e gli occhi lucidi (vedi Barbara D’Urso, massimo esempio del genere) e, allo spettatore ingenuo, magari appaiono persino sinceramente colpiti ed empatici. Poi spente le telecamere, si fregano le mani per i dati d’ascolto, pazienza se hanno dovuto violare la privacy di una ragazzina indifesa che non c’è più.

E però quest’indignazione l’ho trovata soprattutto on line, nei blog e nei social network: nella carta stampata e in televisione tutti zitti. Un po’ perché quasi chiunque, sui media mainstream,  si è fatto tentare dalla deriva strappalacrime, ma c’è di più. C’è la consuetudine  a distinguere tra cittadini di serie A e di serie B: i primi meritano un occhio di riguardo rispetto alla voracità delle telecamere, per i secondi – i più deboli – non c’è ostacolo alla prepotenza da scoop, al cosiddetto diritto di cronaca che si trasforma in arbitrio e libertà assoluta di entrare e sconvolgere le vite altrui.

In questo senso si possono fare degli esempi bipartisan. Per quanto riguarda la stampa di destra viene fin troppo facile citare gli scandali sessuali di Berlusconi, con l’assordante silenzio o la colpevole reticenza di molte testate e i predicozzi morali sul rispetto della privacy, che evidentemente non vale più per la prima comunione di una bambina.

Dall’altra parte vi ricordate la (sacrosanta, intendiamoci) levata di scudi contro il servizio Mediaset sul giudice Mesiano, reo di una sentenza sfavorevole al Biscione, seguito fin dal barbiere e deriso per via dei calzini turchese? Se non ricordo male, quel servizio costò alla cronista e al direttore Brachino una sospensione da parte dell’Ordine dei giornalisti: ma le calze del giudice valgono di più della comunione di Melissa?

(In alto: i funerali di Melissa Bassi ieri a Brindisi, fonte: infophoto).

Scritto da Style24.it Unit
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