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Melania Rea, Sarah Scazzi e Yara: continua il Cluedo in tv!

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In Italia avvengono mediamente oltre 600 omicidi volontari l’anno, quasi due al giorno. E ad oggi risultano scomparse circa 25.000 persone (di cui 10.000 sono minorenni). La stragrande maggioranza di questi eventi di cronaca non trova il minimo spazio sui media nazionali, suscitano qualche attenzione sulla stampa o le tv locali e poi finiscono nel dimenticatoio collettivo.

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Eppure una minuscola percentuale di questi fatti, invece, riesce a conquistare per lunghi periodi l’attenzione dei principali mezzi di informazione, con la televisione in primis a dedicare ore e ore di programmazione al racconto del delitto, alla caratterizzazione dei personaggi, allo sviluppo delle indagini e ai veri o presunti colpi di scena.

Ma com’è possibile che la scomparsa o l’uccisione di un cittadino su centinaia di altri, un evento che può avere delle ripercussioni dirette solo su una ristretta cerchia di persone, e indirette – al massimo – sulla città in cui si è consumato il delitto,  possa conquistare un’attenzione uguale o maggiore di temi di interesse generale, che toccano la vita di milioni di italiani, come per esempio la crisi economica o le scelte di politica energetica? Cos’è, in altre parole, che consente a un omicidio su seicento di diventare centrale nel discorso pubblico e di godere di una continua attenzione mediatica?

Se si guarda agli ultimi casi di cronaca nera che hanno monopolizzato l’attenzione della stampa – Melania Rea, Sarah Scazzi, Yara Gambirasio – o a quelli che hanno segnato l’informazione nell’ultimo decennio – Novi Ligure, Cogne, Garlasco, Perugia e altri – si può concludere che tutti presentano delle caratteristiche che rispondono perfettamente ai canoni del giallo: sono cioè storie che potrebbero essere sfruttate per scrivere un poliziesco di successo o costruire una trama avvincente per un thriller destinato al piccolo o al grande schermo.

Se ci pensate infatti in tutti questi casi ricorrono alcuni elementi che sono tipici della fiction di genere: delitti di particolare violenza ed efferatezza, che avvengono in ambito domestico all’interno di famiglie apparentemente “modello” (e spesso di estrazione borghese), che riguardano vittime giovani e indifese, magari donne e ragazze di una certa avvenenza, in cui è quasi sempre presente un movente di tipo sessuale (magari inconfessabile perché di natura deviata) e in cui è facile individuare un capro espiatorio, l’immigrato o il “mostro”, che può fungere da parafulmine delle ire collettive e sollevare facilmente da domande inquietanti sulla nostra morbosità.

Insomma, sono casi che possiedono degli ingredienti funzionali alla drammatizzazione e alla suspense, quindi appetibili per i media che possono così attrarre lo sterminato pubblico appassionato di misteri e di gialli, che ama cimentarsi con le trame contorte della fiction noir o poliziesca, e che probabilmente trova ancora più diletto e divertimento se l’indagine immaginata riguarda un caso di cronaca vera. Ma così l’informazione si trasforma in intrattenimento, e gioca con le vite delle persone per miseri interessi commerciali; mentre il pubblico viene educato a spogliarsi di qualsiasi sentimento di pietà per le vittime e a partecipare a un collettivo, e inquietante, Cluedo nazionale.

(Nella foto: le forze di polizia nel luogo del ritrovamento del cadavera di Melania Rea, fonte: direttanews.it).

Scritto da Style24.it Unit
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