Mario Monti sembra un Berlusconi presentabile

Mario Monti da un punto di vista politico è come un Berlusconi capace e presentabile. Ma allora perché piace tanto alla stampa di sinistra?

Quando Mario Monti, a Matrix, ha avuto quell’uscita sul posto fisso “monotono”, credo che più di uno di noi sia andato a pensare alle gaffe dell’ex presidente del Consiglio. Quale pandemonio si sarebbe scatenato se a pronunciare quello parole fosse stato Silvio Berlusconi?

Vien da pensare che i due, Mario e Silvio, non siano poi così diversi.

Certo, caratterialmente e umanamente possono sembrare agli antipodi: l’uno un docente universitario di fama internazionale, algido e professionale, che probabilmente considera se stesso più europeo che italiano, e l’altro l’imprenditore che si è fatto da sé, imbroglione, populista, vanesio, donnaiolo, gaffeur, insomma un arci-italiano.

Se però li esaminiamo da un punto di vista politico – ideologico i due appaiono invece vicinissimi. Del resto Monti non ha mai nascosto questa vicinanza, e anche di recente ha dichiarato: “Berlusconi va ringraziato, nel ’94 ci salvò dalla Sinistra di Occhetto e avviò la rivoluzione liberale in Italia”. Ancora più esplicito Gianfranco Polillo, sottosegretario del premier al ministero dell’Economia: “Nel ’94 il Cavaliere ha salvato la democrazia e oggi è un perseguitato dalla magistratura”.

Si potrebbe dire che Monti da premier è riuscito a fare (riforma delle pensioni, liberalizzazioni timide con i grandi e prepotenti con i piccoli, responsabilità civile dei magistrati, congelamento di qualsiasi intervento sulle comunicazioni, tutela dei grandi patrimoni, imminente abrogazione dell’articolo 18) quello che a Berlusconi non è riuscito, anche perché in verità gli è riuscito ben poco.

Insomma, abbiamo un premier conservatore e liberista in economia, un inflessibile e severo guardiano dei conti pubblici diffidente nei confronti del “buonismo sociale”, un signore certo onesto e competente che però è responsabile di una politica schiettamente di destra. Una politica che fa ricadere i costi della crisi sui pensionati, che aggiusta i conti aumentando il prezzo della benzina, che con le liberalizzazioni colpisce edicolanti e taxisti e lascia stare banche e assicurazioni.

Domanda: perché gode di un tale appoggio da parte dei mass media, tanto da far rimpiangere il pluralismo in epoca berlusconiana? Perché l’informazione, dal Tg1 a Repubblica, sembra ridotta a un coro di adulatori? Spiega tutto l’emergenza economica, o c’è qualcosa di più? Il profondo conservatorismo della borghesia e degli intellettuali italiani, per i quali Mario Monti è quanto più di riformatore si possa immaginare e sopportare? L’incapacità di svolgere una vera funzione critica di controllo del potere, l’indole atavica di non disturbare il manovratore?

Poi ci sarebbe anche da farsi qualche domanda sul Partito democratico, sul perché un partito di centro-sinistra rinunci a una quasi certa vittoria elettorale per appoggiare un governo di destra, col rischio di compromettere tutto il consenso fin qui faticosamente accumulato. Ma questa è un’altra storia e lasciamo l’approfondimento ad altri colleghi.

(In alto: Monti a Matrix, fonte: infophoto).

Scritto da Style24.it Unit
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