Marie Antoinette, My Super Sweet Sixteen, il Potere della Storia ed il Potere dei Media

L'altra sera ho rivisto con interesse il film “Marie Antoinette” di Sofia Coppola (ogni tanto passa ancora su Sky, mi pare). Non è certo quel che si dice un capolavoro, ma a mio avviso riesce bene nel suo scopo, quello di descrivere le ansie e le debolezze di una teenager divenuta troppo presto regina.

Quella narrata da miss Coppola è una Maria Antonietta per certi versi molto simile ad una delle protagoniste di My Super Sweet Sixteen, detestabile programma di MTV in cui sciocche ragazzine, egoiste e vanesie, arrivano a spendere centinaia di migliaia di dollari per festeggiare il loro sedicesimo compleanno nel modo più trendy possibile.

A tal proposito, mi sorprende sempre notare come lo spettatore sia portato istintivamente a simpatizzare con la giovane regina, ‘tifando’ quasi per lei, stupendosi con lei della grottesca monotonia della vita di corte e soffrendo con lei delle maldicenze e dei pettegolezzi che le circolano tutt’attorno (senza parlare della inadeguatezza di Luigi XVI, un vero inetto).

Tutto questo mi ha fatto pensare.

In primis, ho riflettuto sul concetto di ‘Potere della Storia’. La storia, come sappiamo, è dei vincitori. Maria Antonietta ci viene descritta nel modo che tutti sappiamo poiché il Terzo Stato si è imbufalito ed ha rovesciato la monarchia, spezzando l’oppressivo giogo della nobiltà e creando la Repubblica. La visione “controMarie Antoinette, dunque, ha prevalso (si, so che per molti non è “contro”, è “vera”, ma lasciatemi passare questo termine, sto parlando appunto di questo). Se avesse vinto lei, invece, cosa sapremmo? Se la monarchia esistesse ancora oggi, ed avesse ancora lo stesso potere di duecento anni fa, quale “verità” conosceremmo, ora? Forse parleremmo di una regina straordinaria, buona e saggia e caritatevole.

E’ un’idea che può adeguarsi all'intera Storia dell’Uomo. Chi vince scrive la storia. O meglio, spesso la riscrive a suo piacimento. Avesse vinto Hitler, chissà come parleremmo di lui: magari discuteremmo della crudeltà degli Alleati, e non sapremmo nulla dell’Olocausto. Se i Romani avessero sterminato i primi Cristiani, forse nessuno saprebbe chi è Gesù, e il nostro Dio avrebbe un nome diverso (Giove? Odino? Allah?). E se l’Occidente avesse ottenuto il controllo completo del Medio Oriente dopo l'ultima Crociata, l’Islam sarebbe ancora la religione “unica e giusta” da quella parte del mondo?

In secondo luogo, ho pensato al ‘Potere dei Mass Media & del Cinema’, in grado, volendo, di trasformare eventi o persone in buoni o cattivi, e viceversa. Sofia Coppola racconta una Maria Antonietta che non si può non prendere in simpatia: lei è bella, semplice, buona e dolce, ed è a disagio tra gli infingardi che popolano Versailles. E’ stata realmente così? Probabilmente no. Ma la subdola capacità dei media di influenzare l’opinione della gente è un fatto, e questo film potrebbe esserne un esempio. Proviamo simpatia per Maria Antonietta; ci spiace che venga trattata in quel modo, ed il più delle volte arriviamo a condividere le sue ragioni (non sempre, ma è sufficiente). Ci risulta simpatica una persona che il popolo francese del Settecento considerava una sciagura. Che – dicevano – si disinteressava dei problemi della povera gente, non disdegnava di fare la puttana a Corte ed affamava i bambini per comprarsi le scarpe.

Era questa la effettiva volontà della Regina? Di nuovo, probabilmente no. Probabilmente non ne era neanche consapevole: come avrebbe potuto esserlo, se l’unica parte della Francia che le veniva mostrata era la ricca ed opulenta Versailles? Forse, se qualcuno le avesse mostrato le condizioni pietose in cui versava il suo popolo, avrebbe fatto qualcosa. O forse no, non è questo il punto.

Il punto è che il modo in cui appare una determinata persona, o un determinato evento, dipende anche dal modo in cui ci viene raccontato, in cui noi lo vediamo (o meglio, come tendono a farcelo vedere), che riveste una importanza spesso decisiva. Quante volte incontriamo qualcuno che ci sembra simpatico, poi chiediamo ad un amico e questi ci risponde “nah, quello è un bastardo”? La nostra percezione cambia in base a quel che sperimentiamo, ma anche in base a ciò di cui ci fidiamo. E se un amico dice che quello è un bastardo, chissà, forse lo è davvero, meglio stare attenti. Salvo poi scoprire, alla fine, che magari il vero bastardo è il nostro amico.

Scritto da Style24.it Unit
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