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Maria De Filippi vs Lisa Simpson: viva le americane?

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Nei romanzi, al cinema e nelle serie tv Usa, la donna progressista e di mentalità aperta è quasi un topos letterario. In Italia invece abbondano le aspiranti veline e le casalinghe fan di Maria: meglio le americane delle italiane?

(Ho ritrovato questo vecchio post nel mio archivio, realizzando di non averlo mai pubblicato. A rileggerlo non mi sembra male, così ve lo propongo oggi).

Negli Stati Uniti d’America la tendenza delle donne a votare democratico è forte e consolidata: se fosse stato per loro George Bush non sarebbe mai diventato presidente e, col solo voto maschile, Obama avrebbe quasi pareggiato con McCain. Del resto il Partito repubblicano, nel suo chiuso conservatorismo, ha sempre visto l’emancipazione femminile come il fumo negli occhi; oggi magari qualcosa è cambiato (o forse i repubblicani son più bravi a dissimulare)  ma ancora negli anni 80 i discorsi sulla donna che doveva stare in casa a prendersi cura dei figli e del marito erano parte dell’ideologia del partito dell’Elefante.

Potrei dire, continuando nel discorso politico, che al contrario in Italia le donne hanno premiato (almeno quanto gli uomini) i partiti conservatori: la Dc nella Prima Repubblica e Silvio Berlusconi nella Seconda. Ma non voglio buttarla semplicemente in politica, sarebbe troppo semplicistico. C’è qualcosa di più. Credo che negli Usa, e in buona parte del resto dell’Occidente, le donne abbiano una consapevolezza diversa dei temi legati all’emancipazione, alla parità dei diritti, all’eguaglianza sociale. Qua in Italia le cose stanno diversamente, almeno se prendiamo in considerazione il Paese reale, il cittadino medio (o meglio, la cittadina).

Nei romanzi, al cinema e nelle serie tv a stelle e strisce, la donna progressista e di mentalità aperta – spesso contrapposta a un uomo chiuso nel suo conservatorismo e nei suoi pregiudizi – è quasi un topos letterario. Per restare nel campo della televisione, potremmo prendere come modello la giovane Lisa Simpson, di idee politiche radicali – una liberal come dicono oltreoceano – studiosa, lettrice, femminista, ambientalista, ambiziosa, pronta a conquistare il mondo e consapevole delle proprie capacità. Ma anche la mamma, Marge, seppure meno brillante e colta, giovane casalinga che si dedica al marito e ai figli, è una signora curiosa, che apprezza l’arte, che dimostra tolleranza e apertura mentale. Sono, probabilmente, un buon quadretto dell’America in rosa.

Invece l’italiana media di cui parlavamo prima, quella che vota(va) Silvio e che non si perde una puntata degli show di Maria De Filippi e Barbara D’Urso, ci sembra sensibilmente diversa. La si può studiare facilmente proprio in quei salotti televisivi, in cui esprime un comune sentire molto lontano dal femminismo consapevole delle americane, ma invece segnato da quella cultura patriarcale e familista che è ancora prevalente in ampi strati sociali del nostro Paese.

E non parlo solo di casalinghe attempate, ma anche di giovani donne, alle quali pare non capiti mai di parlare di politica. Che non leggono un libro neppure per sbaglio. Che sanno tutto sugli amori dei divi televisivi ma avrebbero difficoltà a ricordarsi il nome del presidente della Repubblica. Che pensano (e dicono) che al ristorante deve sempre pagare l’uomo, che in una famiglia è più importante che lavori il marito della moglie, che nel corteggiamento a fare il primo passo dovrebbe essere sempre il maschio. Che hanno per mito Maria De Filippi o le veline e che se gli nomini Aung San Suu Kyi credono che stai parlando di una marca di caramelle.

(In alto: Lisa Simpson, fonte: Photo Pin).

Scritto da Style24.it Unit

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