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Mara Carfagna vs Luisella Costamagna e la bellezza come valore

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Mara Carfagna e Luisella Costamagna impegnate a dimostrare di essere più brave che belle (vedi video). Ma la bellezza è un valore di prima grandezza da rivalutare, dopo aver archiviato l’equivoco del berlusconismo

Ha fatto molto parlare di sé l’intervista a Robinson di Luisella Costamagna all’ex ministro Mara Carfagna, un po’ perché tra le due son volate frecciatine incrociate e un po’ perché, presumo, si incontravano due tra le donne più belle del circo politico – giornalistico. Qua mi interessa poco stabilire chi abbia vinto il “duello”, direi che se la sono cavata bene entrambe, quanto riflettere su una circostanza che mi ha incuriosito: l’insistenza sul tema delle bellezza fisica e i luoghi comuni ad essa connessi, con la Carfagna che cercava sponde nell’altra, citandone alcune dichiarazioni, per sfatare il mito della sventolona scema e raccomandata.

Capisco che per una bella donna di successo il bisogno di dimostrare – prima di tutto a se stessa – di essere stata premiata per il proprio talento e non per l’estetica, sia un bisogno impellente e importante. Forse però, venendo dai tristi tempi del bunga bunga berlusconiano, stiamo dando un po’ troppa rilevanza al tema. Come quando si è applaudito, quasi con un sospiro di sollievo, alle ministre racchie del governo Monti, o quando appunto si rischia di scivolare nella criminalizzazione della bellezza fisica.

Invece la bellezza è un valore in sé, di prima grandezza e certamente non secondario rispetto ad altri, come ci hanno insegnato per secoli fior di scrittori, poeti e filosofi. Platone sosteneva che il bello fosse lo splendore del vero, Kant nella Critica del giudizio arriva a scrivere che “il bello è il simbolo del bene morale” e Keats, in una delle poesie più suggestive della letteratura mondiale, conclude così i suoi versi: “Bellezza è verità, verità è bellezza, – questo solo sulla Terra sapete, ed è quanto basta”.

Tra l’altro mi permetto di far osservare che nella filosofia del berlusconismo non c’era nessun smodato amore per la bellezza, c’era invece il triste mercimonio dei corpi, spesso sfigurati dalla trivialità della chirurgia plastica alla mercé dal gusto unico imposto dalla televisione. In altre parole, l’estetica del berlusconismo fatta di donne al silicone tutte uguali, di bambole di carne eterodirette e volgare ammiccamento sessuale promozional-televisivo, è quanto di più lontano si possa immaginare dal trionfo del bello. Anzi, è la corruzione stessa del bello!

 In conclusione, possiamo dire che non c’è nulla di sbagliato o ingiusto nel fatto che le bellissime Mara Carfagna e Luisella Costamagna abbiano avuto un’opportunità in più rispetto alle altre. E non vale neppure il discorso che non ci sia merito nel nascere belli, perché esattamente lo stesso si potrebbe dire a proposito dell’intelligenza (o ancora di più del nascere ricchi). Insomma, archiviato Berlusconi, possiamo tornare ad amare la bellezza senza vergognarcene nemmeno un po’. E a rileggere Keats e Kant senza storcere il naso.

(In foto: Mara Carfagna; fonte: infophoto. Sotto l’intervista della Costamagna).

Scritto da Style24.it Unit

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