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Ma senza le tv di regime adesso Berlusconi sarebbe solo un vecchio miliardario in pensione

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Prima di Ferragosto ci siamo lasciati con le parole di biasimo del presidente del Consiglio nei confronti del telegiornale della terza rete, a suo dire troppo critico e prevenuto nei riguardi del governo.

Molti si domandano cosa spinga Berlusconi, che può contare su una maggioranza bulgara in parlamento e che controlla la quasi totalità dell'informazione, a polemizzare ogni volta con quelle poche testate, per lo più marginali, che ancora non si sono accodate all'addomesticato plauso della stampa cortigiana.

La risposta, a mio modo di vedere, è abbastanza semplice: il Cavaliere sa, a differenza dei suoi avversari che sembrano ancora non aver capito nulla, che la fortuna della sua carriera politica è legata a doppio filo alla televisione. Insomma, non può permettersi di abbassare la guardia: se perde le tv, perde tutto.

Nel 1994, all'inizio dell'avventura politica del patron di Mediaset, le televisioni ovviamente non sarebbero bastate se il terremoto prodotto da Tangentopoli non avesse improvvisamente creato un vuoto politico nell'area di centro-destra, rimasta orfana della Democrazia cristiana e dei suoi alleati.

Ma nessuno sarebbe riuscito a sostituirsi con successo ai vecchi partiti senza la possibilità di orchestrare una campagna mediatica a 360 gradi, con spot a tappeto, telegiornali compiacenti e "spontanee" dichiarazioni di supporto delle star del piccolo schermo. Il motivo è semplice: se la gente non sa che esisti non ti può votare, e Berlusconi quell'anno riuscì nell'impresa di far conoscere la sua proposta politica a tutti gli elettori in un paio di mesi.

Nel corso degli anni il controllo della televisione è stato parimenti fondamentale e imprescindibile per il mantenimento del potere, per la gestione del consenso e soprattutto per superare indenne qualsiasi tipo di scandalo (come abbiamo potuto constatare anche di recente).

Una volta preso possesso del cda della Rai, su cui grazie alla debolezza della sinistra ha continuato a influire anche nei pochi anni di opposizione, la destra ha potuto disporre di un'informazione monolitica, da stato autoritario, che attraverso diversi meccanismi di manipolazione del messaggio è riuscita a salvare il suo capo dalle minacce più insidiose.

Questi meccanismi sono essenzialmente due: da un lato la censura: le notizie sgradite non si danno o, al limite, si comunicano in forma frammentata e confusa, in modo da far capire poco o nulla. Dall'altro lato la parola d'ordine è stata ed è normalizzare e minimizzare, cioè far rientrare tutto ciò che può apparire allarmante o destabilizzante per il pubblico dentro la consueta, rassicurante routine. Veronica Lario dice che il marito va con le minorenni? Ma è normale che una moglie offesa la spari grossa. Berlusconi viene accusato di organizzare festini con prostitute? È il solito gossip da ombrellone, chiacchiere in libertà. Una sentenza della magistratura riconosce il premier colpevole di corruzione? Sono i soliti giudici comunisti, che vogliono colpire il nemico politico. E via di questo passo.

Pare che il Cavaliere nel '94 amasse ripetere ai suoi che «l'elettore medio è come un bambino di dodici anni e neppure troppo sveglio». Frase forse cinica, ma non per questo meno vera. L'opinione pubblica è, nella sua componente maggioritaria, disinteressata e poco informata: fa fatica a prendere posizione di fronte alle diverse questioni e quando lo fa, perché in qualche modo costretta, tende a scegliere la strada più semplice e meno impegnativa: fiuta il vento (o meglio accende la tv) e si conforma a quello che sembra l'orientamento dominante. Qualcuno dovrebbe rileggersi Gramsci e il suo concetto di egemonia culturale.

Facciamo un gioco di immaginazione: cosa sarebbe successo se tutti i telegiornali e le trasmissioni giornalistiche avessero presentato le vicende degli scandali sessuali del presidente del Consiglio con gli stessi toni della stampa estera? Cioè gridando alla scandalo e alla vergogna, polemizzando in modo veemente, deridendo il premier e invocando le dimissioni? Lo sappiamo tutti: ci sarebbero migliaia di persone in piazza a tirare monetine contro Berlusconi. Tra l'altro sarebbe un déjà vu no? Vi ricordate Bettino Craxi prima e dopo Tangentopoli e il relativo voltafaccia dei media?

(In alto: Bettino Craxi e Silvio Berlusconi in un momento di relax al mare. A lato: Graziana Capone, giovane ragazza barese habitué delle feste del premier).

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