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Ma Colorado CafŠ fa ridere?

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Ieri sera ho guardato Colorado Cafè per quasi venti minuti, sperando ingenuamente che un qualsiasi sketch mi facesse non dico spanciare, ma almeno sorridere a denti stretti.

Niente. Nothing. Nisba. Rien. Nada. Nichts.

E dire che ero bendisposto, ero lì che mi dicevo: “Oh, dai, non potrà fare tutto così schifo, ora arriverà uno che mi farà ridere, su”.
Invece no.

Cosa fa un gallo in chiesa? Il chicchirichetto”.
Questa la battuta più pungente che ho sentito… direttamente dagli anni '20.
Vi lascio immaginare il resto.

Ehi, magari son stato sfortunato ed ho beccato la mezz'ora non di Colorado Cafè, ma di pausa-cafè. Però boh, non so. Repertorio d'anteguerra, personaggi anonimi e/o bislacchi, presentatori dotati di scarsa empatia e d'un ancor più scarso senso comico. Quasi peggio del pubblico pagante inquadrato che si sforzava di sghignazzare ad ogni boiata. Un po' come al vecchio Drive In, quando quelli dietro all'artista fingevano di sbellicarsi, con degli “AH AH AH” maiuscoli da tanto ch'eran fasulli.

Rossella Brescia, che vorrebbe fare la showgirl simpatica e brillante, ai miei occhi riesce solo ad essere molesta. Vive d'espressioni finte e di risatine altrettanto finte, con degli sguardi stralunati come a dire “ma che ci faccio qui?”. E Nicola Savinodiobono, Savino ci prova, ma è Savino. Perfino Pippo Franco gli dà le piste (avessi detto Bill Hicks).

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