Loris D’Ambrosio morto e strumentalizzato (dal potere politico)

Napolitano, i berluscones e poi il ministro Severino: tutti a strumentalizzare la morte di Loris D’Ambrosio per attaccare i propri nemici e calpestare la libertà d’informazione

Alla notizia della scomparsa del suo consigliere giuridico Loris D’Ambrosio, colpito da un infarto, il presidente Napolitano si era lasciato andare a considerazioni inaccettabili e meschine, che collegavano la morte del suo collaboratore a una presunta campagna di stampa “violenta e irresponsabile”, riferendosi alle polemiche sulle telefonate con l’ex ministro Mancino, indagato nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa stato-mafia.

Per quanto in uno statista una caduta di stile del genere, e siamo buoni nel definirla in questo modo, non sia mai scusabile, si può umanamente comprendere lo stato di dolore ( e di confusione) per la perdita di un fidato collaboratore e probabilmente di un amico. Ma ai funerali di sabato, il nuovo affondo, questa volta del ministro della Giustizia Severino, appare davvero imperdonabile. Soprattutto dopo i soliti vaneggi violenti della stampa berlusconiana antitoghe, che ha innescato una specie di gara a chi la spara più grossa.

Insomma, siamo alle solite: questo Paese si dimostra in ogni occasione inadatto a una democrazia piena e matura, incapace di sopportare quel poco che c’è di informazione libera e indipendente.  Ogni voce fuori dal coro, ogni polemica che devia dai binari del rassicurante teatrino della politica, viene ferocemente attaccata e dileggiata. Eppure, che almeno qualcuno storcesse il naso di fronte a un indagato che cerca (e trova?) sponde al Quirinale, sembra davvero il minimo. Con buona pace di Napolitano e Severino.

(In alto: Paola Severino, ministro di Grazia e Giustizia; fonte: Infophoto).

Scritto da Style24.it Unit
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