Lo speciale Tg1 e il razzismo verso i giovani: tutti drogati, violenti e depravati

Domenica è stato trasmesso uno speciale Tg1 sul "disagio giovanile", iniziato – tanto per gradire – con un montaggio che alternava l'esibizione a Sanremo di Louis Miguel con la canzone "Noi ragazzi di oggi" con immagini tratte da You tube di liceali che si menano in classe e prendono per i fondelli il professore, di adolescenti che corrono a duecento all'ora con la macchina del papi e di pischelli che si fumano qualsiasi cosa.

Poi il reportage ha proposto le solite interviste in notturna nei pressi di bar e discoteche (ormai un genere televisivo), dove  ragazzini col viso coperto – che danno l'idea di dire quello che il giornalista vuole sentire – raccontano di sesso precoce, sperimentazione di tutte le droghe esistenti al mondo, violenza, alcoole chi più ne ha più ne metta.

Particolarmente divertenti le interviste realizzate in Corso Como a Milano, una delle vie più famose e più in della movida milanese, dove delle ragazzine hanno raccontato di fare ogni giorno le sei del mattino (mah, queste a scuola non ci vanno?) e dove altri sbarbatelli hanno detto di spendere 100 euro a notte. Cosa che può anche essere vera, ma forse ai giornalisti del Tg1 bisognerebbe spiegare che non tutti gli adolescenti d'Italia trascorrono le notti nei ritrovi di Corso Como e, soprattutto, non tutti hanno genitori che possono garantirgli 700 euro a settimana per cazzeggiare nei locali.

Tralasciando il fatto che, in questi servizi, è forte l'impressione che i ragazzi prendano per il culo il cronista di turno, si può davvero presentare l'universo giovanile in questi termini? Non si pretende che un reportage giornalistico abbia la stessa cura di una ricerca sociologica, però insomma è possibile che quando si parla di ragazzi in tv automaticamente si citi sballo, droga, sesso violento, botte, alcool, bullismo e via di seguito? Se qualunque altra categoria sociale, le donne, i neri, gli omosessuali, fossero etichettati in questo modo verrebbe giù il mondo, invece sembra che sui giovani si possa vomitare impunemente qualsiasi insulto e pregiudizio, perché tanto non contano nulla e non protestano.

Perché così, ad occhio, non mi sembra che ci siano solo i giovani che si impasticcano in Corso Como ogni sera, ma anche i secchioni che passano le ore sui libri, quelli che vanno ogni domenica in chiesa e partecipano alla vita delle parrocchie, quelli che animano i centro sociali, quelli che fanno parte dell'Onda, quelli solitari e senza amici, quelli che a 20 anni o più non hanno ancora avuto un'esperienza sessuale, quelli che hanno il padre disoccupato o cassaintegrato e non possono permettersi neppure una pizza il sabato sera, quelli che fanno volontariato, quelli che praticano sport a livello professionistico, quelli che passano le giornate suonando uno strumento e quelli che fanno altre milioni di cose.

Poi certo le identità sono confuse e multiformi, per cui non è difficile incontrare in discoteca la tipa che la domenica mattina va a messa, o scoprire che l'enfant prodige del pianoforte si fa le canne, ma francamente ce ne passa dal bollare tutti i ragazzi come dei pazzi violenti e tutte le ragazze come delle zoccole. O dal descrivere il loro disagio solo nei termini dell'alcool e della droga. Il disagio giovanile si può manifestare in mille modi diversi: dall'asocialità alla depressione, dall'anoressia alla bulimia, dall'incapacità di entrare in relazione con l'altro sesso alle difficoltà scolastiche. Poi ho capito che fare vedere spinelli, minigonne e birre fa aumentare gli ascolti, ma si abbia almeno  un po' di ritegno, per favore!

Scritto da Style24.it Unit
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