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L'equivoco Sarah Scazzi, il politicamente corretto e la pornografia dei sentimenti

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Buffo, l'altro giorno ho scritto un articolo per difendere la dignità umana di una ragazza scomparsa, ma ho notato che solo alcuni ne hanno colto pienamente il senso. Altri no, si sono fermati alle prime righe, o ad una frase in particolare, e non hanno proseguito. Mi son beccato anche gli insulti (ma non importa, fa parte del mestiere). Differenti sensibilità, mi son detto. La cosa che mi ha incuriosito, semmai, è un'altra: che si sia arrivati ad equivocare un concetto che, per quanto espresso in modo sottile, dovrebbe essere chiaro a tutti, e cioè: “Non si strumentalizzano le tragedie per fare ascolti”.

Pare quasi sia del tutto naturale girar servizi in cui si sfogliano diari privati in cerca di succosi scoop. Pare quasi che l'anormale sia chi fa notare che buttarla sul pietismo d'infima lega non è la giusta strada, esistendo anche la dignità dell'individuo. Pare quasi sia corretto, ormai, trattare in modo così sfacciato e romanzato argomenti e storie personali.

Al che mi domando: i media ci hanno irrimediabilmente cambiati?

La risposta, per conto mio, è sì. Sfruttare la buona fede dei beceri e degli ingenui è d'altronde una pratica comune, usata da coloro che parlano per frasi fatte e che sono soliti manovrare le coscienze più deboli tramite slogan. La stretta dei media sulla società è talmente potente da risultare soffocante, e spesso non ce ne rendiamo neanche conto. Non ci facciamo caso per mille ragioni diverse, s'intende: perchè si è troppo stanchi, o troppo presi dai grandi e piccoli problemi quotidiani, o culturalmente troppo deboli, o troppo egocentrici, o chissà cos'altro.

Non so come descriverlo: la sensazione è strana, untuosa, viscida. E' come se si ragionasse per stereotipi legati ad un perbenismo 'di plastica': ad X-Factor, per dire, Nevruz viene verbalmente aggredito – a favor di telecamera, ovvio – per aver dichiarato che è difficile dirsi grande amico di uno che conosci da una settimana. Come se il politicamente corretto dovesse costantemente averla vinta sulla realtà. Come se, non esprimendo quelle emozioni così zuccherose, buoniste e nazional-popolari che tracimano dai reality, non si fosse abbastanza sensibili, o sufficientemente civili. Ne siamo colpiti giornalmente: le annetatangelo, le barbaredurso, le paoleperego, le simoneventura, gli ammiscidimaria, gli studiaperti ne sono chiari esempi.

Ma, signori miei, al massimo è vero l'esatto opposto.

La pornografia dei sentimenti, in cui si va ad inquadrare la lacrima che scende dall'occhio di una madre che soffre, mettendole poi il microfono sotto al naso per chiederle: “Cosa prova, signora? Cosa prova?” non è civiltà, ma vampiresco sciacallaggio. L'annacquamento delle emozioni, che porta la gente ad urlare o piangere per ogni singola stupidaggine, non è civiltà. Così come l'opinionismo non è cronaca. “Guardate com'è bella Sarah” non è una notizia. Quei giornalistoidi che pensano solo a come colpire al cuore il pubblico o a come rendere più accattivante un evento sbagliano in partenza: i fatti andrebbero raccontati così come sono, senza abbellirli in modo soggettivo e/o a seconda delle simpatie.

Esempio: il TgLa7 sabato ha parlato dell'ultimo soldato ucciso in Afghanistan, e tutto quel che ha notificato è stato: “non era sposato, ad attendere la salma ci saranno i genitori”. Stop. Basta. Pulito. Perfetto. In altri presunti telegiornali, invece, per ogni morte c'è il medesimo, stucchevole coccodrillo standardizzato, magari con la musichetta triste in sottofondo ed i soliti luoghi comuni: “Ah, aveva solo X anni, gi piaceva la musica, amava la vita”. Ma perchè, c'è qualcuno qui che non la ama, la vita? C'è qualcuno che ha un insano desiderio di morte, per caso? Quel che ci propongono è mero opinionismo infarcito di banalità da Bacio Perugina, che non rispetta né chi ne è protagonista (le vittime) nè chi lo subisce (lo spettatore).
E' questo che ho criticato nella vicenda Sarah Scazzi (ovvero che trattino questa ragazza come uno stereotipo vivente) ed è questo che continuerò a criticare.

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