Le ville di Berlusconi ad Antigua e la differenza tra Il Giornale e Report

Come sapete intorno all’ultima inchiesta di Report, trasmessa domenica sera, sull’acquisto delle ville di Antigua da parte del premier, con tanto di record d’ascolti che hanno superato quota cinque milioni, si è scatenato il solito finimondo di polemiche, tra richieste di censure preventive, proteste dell’opposizione e commenti al vetriolo dell’entourage berlusconiano, con il ministro Romani che ha bollato la puntata come “odiosa”.

In particolare da destra intonano la solita cantilena su certo doppiopesismo, come ribadito ieri nell’editoriale di Alessandro Sallusti sul Giornale, che porterebbe a valutare come reportage esemplari le indagini giornalistiche della stampa progressista e come dossieraggio e squadrismo mediatico le campagne dei giornali vicini al centro-destra.

Ma è davvero così? Si può paragonare la mezz’ora di Report sulle ville da 20  milioni di euro del premier con le cinquanta prime pagine del Giornale sull’appartamento di 45 metri quadri con cucina da 5000 euro venduto dal presidente della Camera? A prima vista, quantomeno in un’ottica quantitativa, sembrerebbe di no. Ma proviamo a capire cosa può distinguere un dossieraggio da un’inchiesta  giornalistica.

1. Un elemento essenziale è evidentemente la credibilità del giornalista e la sua buona fede che, quando l’inchiesta urta gli interessi del potere e può creare più guai che vantaggi a chi la firma, appaiono facilmente dimostrabili. Quando invece le campagne stampa sono invariabilmente a protezione e tutela di chi governa, allora qualche sospetto appare lecito.

2. Anche la proprietà conta ed essere sul libro paga del leader politico che si appoggia non è esattamente un segno che possa rassicurare rispetto all’autonomia del giornalista. In un certo senso però anche l’editore della Gabanelli è Berlusconi, la Rai è amministrata da un direttore generale e un cda espressioni del centro-destra, dunque ancora un punto a favore di Report: se si va a colpire il proprio azionista di riferimento tutto si può dire tranne che non si sia liberi nelle scelte editoriali.

3. La storia di una testata ne determina agli occhi del pubblico e degli spettatori la sua credibilità. Report è una trasmissione che da anni firma reportage giornalistici coraggiosi e di grande valore, che non hanno mai risparmiato nessuno: destra, sinistra, centro, lobby industriali ed élite culturali e accademiche. Il Giornale, dopo l’uscita di scena di Montanelli, si è costantemente occupato di bastonare i nemici di Berlusconi, spesso e volentieri con inchieste basate su dati di fatto errati o inesistenti, che hanno costretto anche a clamorose retromarce, come con Di Pietro e più recentemente con Boffo. Cosa, ci risulta, che non è mai accaduta a quelli di Report.

Poi, ultimo punto, minacciare campagne di stampa e attacchi forsennati contro chi non rientra nei ranghi e si allinea alle scelte politiche sostenute dal Giornale, cioè quelle del suo editore – premier, non è esattamente un buon segno se si vuole dimostrate al pubblico la propria indipendenza e la correttezza del proprio lavoro.

(In foto: un’immagine della puntata di Report di domenica).

Scritto da Style24.it Unit
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