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Le telefonate proibite tra Minzolini e Berlusconi e il gioco delle parti tra Rai e Parlamento: alla fine trionfa sempre la censura

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Riassunto delle puntate precedenti: la Commissione di vigilanza sulla Rai approva un regolamento interpretativo sulla par condicio che di fatto elimina i talk show politici; la Rai accoglie le indicazioni del parlamento nel modo più restrittivo e cancella Santoro, Floris e Vespa; l'Agcom – l'autorità garante per le telecomunicazioni – chiede che tale disciplina valga anche per le tv private; Sky e La 7 presentano un ricorso al Tar il quale boccia il regolamento di cui sopra; viene riconvocato il cda della Rai per valutare l'ipotesi di riapertura dei talk show.

Ovviamente, e arriviamo a ieri, non se ne fa nulla, nel senso che il consiglio di amministrazione di Viale Mazzini, infarcito di uomini del premier e guidato da quel Mauro Masi che da direttore generale della Rai dava suggerimenti all'uomo di Berlusconi all'Agcom su come chiudere una trasmissione della sua azienda, decide di confermare lo stop delle trasmissioni oscurate, contro qualsiasi logica e buonsenso. Masi e gli altri berluscones della tv di stato dicono di voler risentire il parere della Commissione di vigilanza, dove siedono i loro amici parlamentari – con i quali più di una volta si sono già scambiati le poltrone – che ovviamente ribadiranno la censura a tutti i programmi considerati ostili al grande capo.

Intanto le elezioni si avvicinano e gli unici spazi di informazione elettorale rimasti sul piccolo schermo sono i telegiornali, come quello diretto da Augusto Scodinzolini, che secondo le ultime indiscrezioni, che smentiscono le penultime, risulterebbe indagato a tutti gli effetti dalla procura di Trani. Il nostro Minzo, dopo essere stato interrogato dai magistrati come persona informata sui fatti, insospettitosi dalle domande del pm sui rapporti tra Tg1, Agcom e Presidenza del consiglio, sarebbe corso a chiamare al telefono il suo premier-padrone Silvio Berlusconi per informarlo degli avvenimenti. Violando così la legge, visto che ovviamente il contenuto dell'audizione non poteva essere divulgato a nessuno. A raccontare tutto questo al grande pubblico televisivo sono rimasti il Tg1 e il Tg5, e un dubbio ci sovviene improvviso: ma la par condicio non vieta anche la pubblicità elettorale?

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