Le critiche di Gianni Alemanno a Romanzo criminale: davvero se i giovani sono violenti la colpa è dei telefilm?

Secondo Alemanno se i giovani di Roma vanno in giro con il coltello in tasca la colpa è di serie televisive come Romanzo criminale, telefilm trasmesso da Sky tratto dall'omonimo film e romanzo di De Cataldo.

La polemica è vecchia e il tema è senza dubbio caro a Teleipnosi, che dalla sua nascita si propone di riflettere sul potere di condizionamento che il piccolo schermo esercita sul pubblico. Ma la questione, come l'ha messa il sindaco della capitale, evidentemente assume i contorni della boutade: i ragazzi delle borgate romane girano armati di coltello da anni, ben prima che venisse trasmesso Romanzo criminale, e certo non hanno bisogno di accendere la televisione per assistere a scene di delinquenza, degrado e violenza urbana.

D'altra parte è vero che certi modelli televisivi o cinematografici, che diventano nell'immaginario collettivo cult, ovvero acquisiscono una sorte di alone di miticità, possono suggestionare il pubblico culturalmente più debole, incentivando mode, atteggiamenti e modelli di comportamento particolari. Ma detto questo, e appurato che la violenza non scomparirà dall'oggi al domani oscurando qualche serie tv, cosa propone Alemanno? Quale sarebbe il senso della sua polemica?

Chi governa, invece di pensare a cosa trasmette la televisione, dovrebbe preoccuparsi di garantire delle città sicure, con luoghi d'incontro e strutture ricreative adatte ai ragazzi e, soprattutto, con scuole che funzionano e che riescono a formare delle menti capaci di distinguere tra finzione e realtà, in grado insomma di interpretare dei contenuti artistici (o giornalistici) di una qualche complessità.

Perché se a un ragazzino semianalfabeta lobotomizzato dalla tv trash, che non riesce ad andare oltre la comprensione di un videoclip musicale di qualche minuto, fai vedere Arancia meccanica è anche probabile che non ci capisca nulla e che trovi "fighi" gli eroi negativi e violenti della storia. Ma la colpa non è del film, evidentemente, è di chi lo guarda.

Scritto da Style24.it Unit
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