Laura Boldrini nuovo Presidente della Camera:dall'Onu al Parlamento

Dalla Procura anti-mafia al Senato il percorso di Pietro Grasso, e finalmente oggi è lo spettacolo della politica e non la politica che dà spettacolo. Sperando duri.

A sera fatta è un Buongiorno. Quando il sole è già tramontato sullo Stivale circondato dal mare, un residuo di luce illumina queste lunghissime sere italiane (era il Paese del sole).

Quel bagliore ancora incerto ha la fisionomia di due volti nuovi, di un’ideologia etica, di un vissuto prestato al servizio pubblico (non in forma missionaria, sia chiaro, non è questa la sede), di promesse che il tempo trasformerà in fatti o in consumati discorsi populistici.

Sotto gli occhi degli italiani, in questa settimana densa di eventi, si srotola la Storia che pone i suoi paletti di partenza sotto il segno del rinnovamento, della legalità, dello sguardo empatico, ma critico verso l’altro, dell’agire misurato e consono ai tempi.

È l’ora di pranzo quando il Parlamento ha il suo Presidente della Camera, terza donna nella storia italiana a ricoprire tale carica dopo Nilde Iotti e Irene Pivetti.

Invisa alla destra Berlusconiana, che etichetta come fazioso e ideologico il suo discorso insediativo, applaudita dal Movimento a Cinque Stelle, che pure non ne decreta l’elezione, Laura Boldrini si presenta al Paese con garbo e forza:

Arrivo a questo incarico dopo aver trascorso tanti anni a difendere e rappresentare i diritti degli ultimi in Italia e nel mondo. E’ un’esperienza che mi accompagnerà sempre e che metto al servizio di questa Camera – dice la deputata di Sel, nata a Macerata il 28 aprile 1961, laureata in giurisprudenza, già Funzionario portavoce dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati –Il mio pensiero va a chi ha perduto certezze e speranze. Abbiamo l’obbligo di fare una battaglia vera contro la povertà, e non contro i poveri: dobbiamo garantirli uno a uno.

Quest’Aula dovrà ascoltare la sofferenza sociale. Dovremo farci carico dell’umiliazione delle donne uccise da violenza travestita da amore. Dovremo stare accanto ai detenuti che vivono in condizioni disumane e degradanti. Dovremo dare strumenti a chi ha perso il lavoro o non lo ha mai trovato, a chi rischia di perdere la pensione, ai cosiddetti esodati, che nessuno di noi ha dimenticato. Ai tanti imprenditori che costituiscono una risorsa essenziale per l’economia italiana e che oggi sono schiacciati dal peso della crisi, alle vittime del terremoto e a chi subisce gli effetti della scarsa cura del nostro territorio.

In Parlamento sono stati scritti dei diritti costruiti fuori da qui e che hanno liberato l’Italia e gli italiani dal fascismo. Ricordiamo il sacrificio di chi è morto per le istituzioni e dei morti per la mafia, che oggi vengono ricordati a Firenze.

Molto dobbiamo anche al sacrificio di Aldo Moro e della sua scorta. Scrolliamoci di dosso ogni indugio, nel dare piena dignità alla nostra istituzione che sta per riprendere la centralità del suo ruolo.

Facciamo di questa Camera la casa della buona politica. Il nostro lavoro sarà trasparente, anche in una scelta di sobrietà che dobbiamo agli italiani. Sarò, la presidente di tutti, a partire da chi non mi ha votato, ruolo di garanzia per ciascuno di voi e per tutto il Paese. L’Italia è Paese fondatore dell’Unione europea, dobbiamo lavorare nel solco del cammino tracciato da Altiero Spinelli. Lavoriamo perché l’Europa torni ad essere un grande sogno, un luogo della libertà, della fraternità e della pace. Anche i protagonisti della vita religiosa ci spingono a fare di più, per questo abbiamo accolto con gioia i gesti e le parole del nuovo pontefice, venuto emblematicamente “dalla fine del mondo”.

Un saluto anche alle istituzioni internazionali e – permettetemi – anche un pensiero per i molti, troppi volti senza nome che il nostro Mediterraneo custodisce. La politica deve tornare ad essere una speranza, una passione“.

Dall’Onu alla Camera, nel segno dell’accoglienza, dell’impegno, del riconoscimento di tutti i volti dei quali abbiamo disimparato il nome, che la Boldrini rinomina e ricorda.

Dalla Procura antimafia al Senato il cammino di Pietro Grasso, eletto Presidente al quarto scrutinio con 137 voti, 12 dei quali provenienti da esponenti del M5S che danno un importante segnale di non sudditanza (pessimo il messaggio dato da “Scelta civica” di Monti).

Candidato del Pd, Grasso ha alle spalle una lunga carriera nella lotta alla mafia, culminata nella stagione alla guida della Procura nazionale antimafia.

È lo spettacolo della Politica e non la politica che dà spettacolo, per questo, con gioia, dopo la gavetta fatta con Minetti, Berlusconi e compagnia, ne scrivo.

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Scritto da Style24.it Unit
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