La vendetta postuma di Lady Oscar sugli intellettuali sputasentenze e l'eterna sfida tra le generazioni

Se l'avessi visto dieci, o meglio quindici anni fa non avrei creduto ai miei occhi: due pagine, dico due pagine di Repubblica dedicate a Lady Oscar, celebrata per i trent'anni dalla sua prima messa in onda, nel 1979 in Giappone (in Italia arriverà solo tre anni dopo, sugli schermi di Italia uno).

Parliamo, per i pochi che non lo sapessero, di un famosissimo cartone animato, dell'eroina di almeno due generazioni di ragazzine, le quarantenni e le trentenni di oggi.

La storia, ambientata negli anni precedenti alla Rivoluzione francese, racconta la vita di Oscar, bambina allevata come un maschio da un padre mica tanto a posto con la testa, che accetta e si cala completamente nella nuova identità di genere, tanto da diventare in gioventù il capo delle guardie del corpo del re.

Il personaggio di Oscar è interessante perché vive di contraddizioni e tensioni, non solo tra l'identità maschile e quella, che giocoforza lotta per riemergere, femminile, ma anche tra una fedeltà alla monarchia che l'onore e la lealtà militare gli impongono e la comprensione delle ragioni del popolo e dell'imminente rivoluzione.

Ma non voglio parlare di Lady Oscar, voglio parlare delle due pagine di Repubblica. Perché fino a vent'anni fa i cartoni animati, specie quelli giapponesi tanto amati da noi ragazzini, erano considerati dal mondo degli adulti e dalla stampa mainstream della robaccia, spazzatura che papà e mamma ci lasciavano vedere giusto perché il modello autoritario del genitore era stato messo in soffitta dal Sessantotto.

E quando a noi ragazzini pareva che pure in alcuni di quei cartoni ci fossero degli spunti interessanti, delle storie intriganti e nuove, dei tocchi di genialità; ci trovavamo a confrontarci con il netto e inappellabile giudizio degli adulti che ci spiegavano, con la pazienza che si deve a chi è tardo di comprendonio, che le cose che avremmo dovuto vedere e leggere erano ben altre.

Comunque, se oggi Lady Oscar, e non solo lei, viene celebrata sulla stampa che conta non è tanto perché i critici di allora si siano ricreduti, quanto perché la mia generazione, e soprattutto quella dei quarantenni, sta cominciando a conquistarsi un po' di potere, e quindi a imporre i suoi gusti e le sue sensibilità.

Allora faccio una promessa a me stesso e allo stesso tempo lancio un appello ai miei coetanei: cerchiamo di essere meno pomposi e stronzi di fronte a ciò che interessa e piace ai ragazzini di oggi, evitiamo ironie preconcette e stroncature a propri. E poniamo fine a quello stanco e patetico ritornello che dalla notte dei tempi le vecchie generazioni cantano alle nuove: non ci sono più i giovani di una volta…

Anche perché tanto, tra venti o trent'anni, inevitabilmente, a essere celebrati nelle pagine dei grandi giornali saranno i loro eroi, i loro gusti, le loro sensibilità.

Scritto da Style24.it Unit
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