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La Rai censura Morgan, la tv svizzera torna a promuovere l'alcool tra i minori

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© 9Colonne – Roma, 11 feb (servizio di Ernesto Siciliano, citare la fonte)

Le televisioni svizzere promuovono birra e vino tra le proteste di scienziati e consumatori.

E' entrata in vigore il primo febbraio la versione ,aggiornata dal governo elvetico lo scorso 4 dicembre, della legge sulla radio e la televisione che permette la programmazione sui canali televisivi nazionali della pubblicità per alcolici leggeri.

La società Publisuisse, che gestisce in esclusiva le offerte editoriali, chiarisce che la novità legislativa riguarda i prodotti alcolici ottenuti tramite fermentazione, il cui tenore alcolico non superi il 15 per cento del volume.

La modifica è contestata dai responsabili della prevenzione contro l'alcolismo, che fanno presente che in ogni caso essa contrasta con le disposizioni in materia di protezione della gioventù.

In un comunicato congiunto, quattro organizzazioni sottolineano che "l'ordinanza sulla radiotelevisione vieta la pubblicità indirizzata espressamente ai giovani e le vendite promozionali di bevande alcoliche".

L'emendamento non è dunque in armonia con l'impianto generale della legge e attiva un circolo vizioso che danneggia i ragazzi, secondo i sodalizi salutisti.

"La televisione – prosegue la nota – promuove un'informazione su questi prodotti caratterizzata da aspetti emotivi e raffigurante uno stile di vita positivo. I giovani in particolare sono molto ricettivi a questo tipo di comunicazioni unilaterali. In un periodo nel quale la nostra società è sempre più confrontata con problemi legati all'abuso di alcol (…) l'eliminazione del divieto di pubblicità per l'alcol alla televisione è un messaggio sbagliato".

Il parlamento è riuscito a dare il via libera alla liberalizzazione salvaguardando i buoni rapporti con l'Unione Europea, al fine di permettere alla Svizzera di partecipare ancora all'accordo MEDIA per la promozione del cinema sottoscritto con l'UE.

La variante della legge è stata infatti armonizzata con le condizioni più liberali di Bruxelles in materia di pubblicità per gli alcolici in televisione. Ciò consentirà ai cineasti della Svizzera, paese che non aderisce alla Ue, di accedere più facilmente ai programmi di formazione e perfezionamento europei previsti dal programma MEDIA e di beneficiare di una rete di contatti internazionali.

L'associazione dei consumatori della Svizzera Italiana (ACSI) accusa il Governo di mancanza di buona volontà, per non aver scelto mantenere le distanze con la permissiva direttiva europea.

"L′ACSI – chiarisce un comunicato- trova assurda e non giustificata questa decisione che è in pieno contrasto con le campagne di prevenzione contro l'abuso di alcol che costantemente vengono fatte allo scopo di sensibilizzare la popolazione, in particolare i giovani. L'attuale legislazione elvetica è contraria alla direttiva europea che sottopone le finestre pubblicitarie rivolte al mercato svizzero unicamente alla legislazione del loro paese d'origine. Dal momento che l′Unione europea ha legato l'applicazione di questa regola alla continuazione della partecipazione elvetica al programma europeo MEDIA di promozione cinematografica, il Parlamento ha deciso di modificare le legge. Secondo l′ACSI, in nome della necessità di fare una prevenzione efficace contro l'alcolismo, si sarebbe potuto mantenere la divergenza con l'Europa.

A differenza della confederazione elvetica, la maggior parte delle nazioni della Unione Europea hanno adottato in senso restrittivo le disposizioni di Bruxelles.

Nel nostro Paese, che vanta il primato negativo di ben ottocento mila under 16 che consumano abitualmente alcolici, la pubblicità di questi prodotti in in tv non deve essere indirizzata ai minori. Lo impone la legge dello Stato del 2001 che ha intimato tra l'altro alle emittenti di dotarsi di un codice di autoregolamentazione in materia.

La proibizione è in vigore già in virtù di una regolamentazione del 1991, aggiornata con la legge 30 marzo 2001 intitolata "Legge quadro in materia di alcol e di prodotti alcolcorrelati".

Le nuove disposizioni vietano la "diffusione di pubblicità di bevande alcoliche e superalcoliche all' interno di programmi rivolti ai minori e nei quindici minuti precedenti e successivi alla trasmissione degli stessi." Vieta anche "la rappresentazione di minori dediti al consumo di alcol o la raffigurazione in senso positivo dell' assunzione di tali bevande.

La pubblicità, inoltre, non deve attribuire "efficacia terapeutica agli alcolici, a meno che essa non sia riconosciuta dal Ministero della sanità". La legge è estesa anche alla Stampa ed al Cinema e prevede sanzioni da cinque a venti milioni di lire per i trasgressori.

Liberisti e proibizionisti si combattono a suon di studi scientifici dagli esiti opposti. Alcuni istituti hanno condotto ricerche che dimostrerebbero che non esiste alcun nesso fra la pubblicità ed il consumo di alcolici, altri, viceversa, comproverebbero l'influenza negativa sui giovani dei messaggi che invogliano al consumo di birra e vino.

Tra i primi, la Federal Trade Commission degli Usa, che ha concluso che "non ci sono prove per stabilire che la pubblicità di alcolici abbia alcun effetto sul consumo, nè sull'abuso".

Nel 2009, il Comitato Scientifico del Forum Europeo su Alcol e Salute ha smentito invece le ricerche favorevoli alle industrie di bevande alcoliche, affermando che la pubblicità influenza la quantità consumata ed il modo di bere, soprattutto da parte dei ragazzi.

Il Gruppo di Lavoro, presieduto dal dr. Peter Anderson ha misurato l'impatto di varie forme di pubblicità sui giovani, sia in termini di spinta al bere dei giovani che ancora non bevevano, sia di aumento di consumi da parte di quelli che già bevevano. Gli studiosi hanno determinato che sono più dannose, nell'ordine, la pubblicità in TV , l'esposizione a film in TV , l'uso di alcol nei film , i gadget con il marchio della bevanda. Non hanno invece rivelato impatto significativo la pubblicità alla radio, sulle riviste o dentro ai negozi. I risultati non sono dunque univoci, ma l'analisi incoraggia la via intrapresa dai Paesi della Unione Europea per tutelare i minori.
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