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La Mondadori di Berlusconi ruba 340 milioni di euro al fisco ma gli scrittori di sinistra fanno spallucce

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Delle leggi ad personam promosse dagli esecutivi guidati da Berlusconi per promuovere i profitti delle sue aziende, o evitare di finire giudicato in tribunale, ormai si è perso il conto: qualcuno dice che siano 35, ma l'individuazione rimane difficile: tali e tante sono le attività del Cavaliere che risulta sempre arduo calcolare gli effetti del lavoro del parlamento sui suoi molteplici interessi.

Comunque, l'ultima in ordine cronologico riguarda una misura pensata a tavolino per salvare la Mondadori da un contenzioso con il fisco che, in caso di esisto negativo, avrebbe costretto la casa editrice di Segrate a pagare circa 350 milioni di euro. Non uno scherzo. Comunque, giunti quasi a conclusione della vicenda, con il ricorso dell'Agenzia delle entrare in Cassazione, l'azienda ha potuto sistemare l'intera vertenza usufruendo di un escamotage prodotto dal governo: con un piccolo tributo di 8,6 milioni di euro si sistema tutto e amici come prima. Pazienza se al fisco, cioè alla collettività, mancheranno 340 milioni.

La faccenda è stata ripresa da Vito Mancuso, teologo e intellettuale in ascesa che scrive giustappunto con la Mondadori, che dalle pagine di Repubblica si chiedeva se fosse "morale" pubblicare con la casa del Capo facendo finta di nulla. Ovviamente la questione non riguarda certo solo lui, ma molti pezzi da novanta dell'intellighenzia antiberlusconiana: Saviano, Augias, Rampini, Odifreddi, Marzano, Scalfari, Zagrebelsky, Prosperi e via di seguito (li elenca lo stesso Mancuso nel suo intervento).

Ad oggi però l'interrogativo di Mancuso ha prodotto più imbarazzati silenzi e balbettii che prese di posizione chiare e oneste. C'è chi risponde "vedremo", chi vuol chiedere ai propri lettori, chi si rifà alla professionalità e alla correttezza di chi lavora in Mondadori. Insomma, va bene criticare il Cavaliere ma in un Paese che non ha mai preteso grande coerenza e grandi virtù sul piano dell'etica pubblica, molti moralizzatori e fustigatori del berlusconismo non pare si facciano turbare più di tanto dall'affiliazione alla casa editrice guidata dalla figlia del premier.

Comportamento quanto meno discutibile, visto che il campo dell'editoria – per fortuna – è molto diverso dalla televisione, dove risulta quasi impossibile affermarsi senza lavorare alle dipendenze, più (Mediaset) o meno (Rai) dirette, del gran capo di Arcore. Insomma, un po' di coraggio e coerenza in più non guasterebbero, soprattutto tra quei nomi che possono permettersi di pubblicare con chiunque e che hanno il merito e la fortuna di poter raggiungere un pubblico molto ampio, con o senza la Mondadori alle spalle.

(Nella foto: Silvio e Marina Berlusconi).

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