La fatwa di Feltri contro Saviano, l'arroganza di Maroni, la delazione della Mussolini contro la Carfagna: il volto fascista della destra berlusconiana

Tre episodi tra comunicazione e politica, quindi pane quotidiano per il nostro blog, che esemplificano come pochi la situazione di inciviltà che contraddistingue il dibattito politico e la società tutta, e che soprattutto svelano ancora una volta – ammesso che ve ne fosse bisogno – il carattere reazionario e amorale della destra italiana. Mi verrebbe da dire il suo volto fascista.

Il primo. Il killer mediatico Vittorio Feltri, difeso da quasi tutto l’establishment della stampa italiana che grida ad una censura che non esiste, visto che nonostante la sospensione dell’Ordine dei giornalisti può e continua a scrivere indisturbato, attacca con violenza lo scrittore Roberto Saviano per il suo ormai celeberrimo monologo sulla mafia e il contagio del Nord.

Littorio Feltri, da impareggiabile fabbricatore di fango qual è, rigira la frittata e accusa l’autore di Gomorra di avere offeso i settentrionali trattandoli da camorristi. E, incredibile ma vero, promuove addirittura una raccolta di firme contro di lui.

Una raccolta di firme contro uno scrittore, per giunta una delle penne più esposte nella lotta contro la criminalità organizzata, più volte minacciato di morte dai clan della camorra. Si è mai sentito, in un paese occidentale e democratico, di una raccolta di firme contro uno scrittore, contro le idee di uno scrittore? Io non ricordo, il primo caso simile che mi viene in mente è la fatwa di Khomeyni contro Salman Rushdie, per il romanzo I Versetti satanici. Del resto Feltri, se ci pensate, assomiglia molto di più a un fondamentalista autoritario che a un giornalista conservatore. Mi domando: come si concluderà l’iniziativa, con un pubblico rogo dei libri di Roberto Saviano?

Secondo episodio, che ha sempre a che fare con il monologo di Saviano di cui sopra. Il ministro dell’Interno, con protervia fuori dal comune, impone ai vertici della Rai – già di per sé abbastanza condiscendenti verso i diktat del governo – di poter replicare a suo piacimento all’interno della trasmissione di Fazio e Saviano. Non ce ne sarebbe bisogno, visto che fa il giro dei telegiornali e dei talk show di regime per ripetere la sua versione fino allo sfinimento, ma nell’Italia di oggi la televisione non ha nessuna autonomia: la politica ordina e il piccolo schermo è quasi sempre costretto a eseguire.

Maroni d’altra parte deve difendere la sua immagine di eroico persecutore delle mafie, in un governo che da sempre spaccia per suoi i grandissimi meriti di quella magistratura che attacca quotidianamente e di quelle forze di polizia a cui spesso manca pure la benzina da mettere nelle auto. Poi magari Maroni sarà anche un buon ministro, ma come può pretendere di essere credibile all’interno di un esecutivo guidato da un signore il cui braccio destro storico, Marcello Dell’Utri, è condannato per concorso in associazione mafiosa? Condannato, tra l’altro, per essere stato il collegamento tra Cosa nostra e il Berlusconi imprenditore, mica roba da poco. O vogliamo discutere del partito del ministro dell’interno, quello che vota in parlamento per negare ai giudici la possibilità di indagare su Nicola Cosentino, ex sottosegretario del Pdl accusato di camorra. Davvero, ma di che parliamo?

Terzo episodio. Alessandra Mussolini, una che non si vergogna di dichiararsi fascista e milita tranquillamente nel sedicente Popolo della libertà, fotografa la ministra Mara Carfagna che parla con il finiano Italo Bocchino (si badi, in parlamento, non in un rifugio segreto) additandola come traditrice. Subito accorrono i giornali della fabbrica del fango che rincarano la dose: Libero titola “Mara non fare i capricci” e il Giornale sulla stessa linea parla di “politica e pettegolezzi”. La ministra insomma è liquidata come una ragazzina capricciosa che fa gossip.

Capito in che paese viviamo? Sembra una scena da Germania dell’Est: parlare con il traditore, il fuoriuscito del partito unico è già di per se stesso un segno di tradimento, che giustifica il linciaggio politico e mediatico. Il Ventennio non è mai stato così vicino, speriamo di allontanarlo presto, e per sempre.

(Nella foto: Mara Carfagna).

Scritto da Style24.it Unit
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