Italia’s got talent e lo show funestato dai “casi umani”

Italia‘s got talent è divertente, ma un certo buonismo di maniera, che più che il talento premia chi strappa la lacrimuccia, fa perdere smalto allo show

Aldo Grasso ha scritto che Italia’s got talent non merita i suoi milioni di telespettatori. Se ne può discutere, secondo me poco in tv merita grandi platee, ma lo show in questione non è dei più malvagi: è una sorta di Corrida aggiornata al nuovo millennio, con un meccanismo più avvincente e veloce che – anche grazie al felice assortimento dei giudizi – diverte facilmente.

Peccato però che l’eccessivo buonismo di Maria De Filippi e Gerry Scotti, unito al pietismo tipico di certa televisione nazional-popolare, rischino di rovinare lo spettacolo. Nella prima semifinale dell’altro giorno – in cui purtroppo è intervenuto il solito funesto televoto – è stato tutto un proliferare di bambini dal talento incerto, di cenerentole e cenerentoli alla ricerca di un riscatto sociale, di artisti improvvisati un po’ troppo attenti a sbandierare lavori umili e famiglie disagiate.

Per dire, la bambina acrobata che nella precedente puntata era andata a raccontare di non avere un tetto sotto cui dormire, e che ha fatto un bel capitombolo durante l’esibizione di sabato, bisognava rispedirla immediatamente a casa sua, visto che è stato appurato che ne possiede una. E il padre napoletano con tanto di figli stonati, che non manca di condire l’esibizione con dedica piagnucolosa e ruffiana, poteva essere tranquillamente eliminato dall’inizio.

E infine – terreno scivoloso, ma mi ci infilo – i ragazzi con la sindrome di Down che hanno inscenato uno spettacolo molto modesto, potevano essere tranquillamente congedati con un gentile applauso. Perché, di sicuro, sono capaci di meglio e niente è più scorretto, e in un certo senso razzista, che trattarli con un metro di giudizio così smaccatamente diverso rispetto agli altri concorrenti.

Insomma, se è una gara, si tenti davvero di far vincere il più bravo, non quello che ha più sfighe da mostrare al pubblico. Anche perché alla fine viene il sospetto che qualcuno ci marci e, intuita l’antifona, le disgrazie se le inventi pure.

(In alto: Maria De Filippi; fonte: Reality e Show)

Scritto da Style24.it Unit
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