Italia Spagna Europei 2012: da Buffon a Monti tutti promossi

Buffon e gli azzurri fanno i saggi anche dopo la sconfitta e Monti scrive per vedere la Tymoshenko. A ben vedere, rimane da bocciare solo il tifo contro di Travaglio e company: più una forma di narcisismo e superificialità che altro

Nella migliore tradizione del calcio italiano, questi Europei 2012 sono cominciati nel peggiore dei modi, tra scandali sulle solite scommesse e qualità del campionato in picchiata, e si sono conclusi sfiorando il trionfo.

Ma, a parte la sconfitta di ieri sera con gli spagnoli, non si può che registrare un bilancio pienamente positivo: da un punto di vista calcistico, perché la Nazionale ha proposto un bel gioco ed è arrivata meritoriamente a sfiorare la vittoria, e da un punto di vista più generale, simbolico e d’immagine.

Ho già scritto dei pregi del tifo azzurro, più avvezzo alla prudenza e al pessimismo che ai facili trionfalismi; uno stile a cui si è uniformata la Nazionale di Prandelli: sempre modesta, rispettosa degli avversari, mai incline a furbizie e vittimismi (che in passato, più di una volta, ci hanno contraddistinto).

E anche ieri, nel momento della sconfitta, gli azzurri non si sono smentiti, e persino uno come capitan Buffon – nelle dichiarazioni alla Rai del dopo partita – è apparso particolarmente saggio: ha riconosciuto la superiorità spagnola e ha ammesso che perdere contro i più forti brucia di meno. Il commissario tecnico ha lavorato sul gioco, ma anche sulla testa dei ragazzi, o quantomeno sullo stile: che nessuno ce lo tocchi!

E tutto sommato anche la presenza di Monti in tribuna – oggi sbeffeggiata dai soliti giornali da terza elementare della destra berlusconiana, che dopo aver ironizzato sulla “culona” Merkel si inventano il premier porta sfiga – è stata apprezzabile. Perché un evento che appassiona (quasi) tutto il Paese suggerisce l’opportunità di una presenza istituzionale, e perché il nostro presidente del Consiglio – insieme al premier spagnolo – ha colto la palla al balzo per esercitare un forte pressing – rimaniamo nel linguaggio calcistico – sul governo ucraino in tema di stato di diritto e dell’assurda detenzione della leader della rivoluzione arancione, Yulia Tymoshenko. Una mossa obiettivamente apprezzabile.

Se proprio dobbiamo bocciare qualcuno, bocciamo i “travaglini”, i bastian contrari in servizio permanente (a ben vedere, semplicemente un’altra forma di conformismo), che col piglio da Robespierre del guru del Fatto Quotidiano si sono vantati del loro tifo contro, più una forma snobistica di autopromozione che altro. E bocciamo i radical, chic o meno, della sinistra de noantri, che ci hanno assillato con le catene di inviti a boicottare l’Europeo (e di sicuro farà più Monti con la sua lettera che qualunque protesta in poltrona cliccando il “mi piace” su Fb) e ci hanno tediato coi soliti discorsi da intellettuali sfigati sul calcio oppio dei popoli.

Come spiegava ieri Javier Marias, intervistato su Repubblica da Concita de Gregorio, il pallone è una distrazione inoffensiva, un “balsamo momentaneo per l’anima”, se si vuole un oppio dolce e senza effetti collaterali: serve semplicemente a distrarsi una sera. Poi non abbiamo bisogno di nessun Travaglio che si spieghi che una partita non cambia nulla, lo sa anche il tifoso più entusiasta e ingenuo.

(In alto: l’amarezza di Balotelli, fonte: Infophoto).

Scritto da Style24.it Unit
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