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Il Tg1 colpisce ancora: dalla P3 spariscono i nomi di Verdini e Dell'Utri (e di Cesare)

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Che il Tg1 di Minzolini si sia trasformato in una poderosa agenzia di propaganda governativa, con un ruolo e una capacità mistificatoria paragonabile solo alla vecchia Tass dell'Unione Sovietica, è un dato ormai consolidato e che solo gli ingenui o i faziosi possono negare. Ma c'è da dire che in questi mesi estivi il notiziario della prima rete ce la sta mettendo davvero tutta per superare il suo modello di riferimento sovietico.

Prendete l'edizione di ieri. Un servizio di approfondimento si assume l'onore di spiegarci che cosa sia la P3 e chi ne siano i protagonisti. Il taglio del resoconto però appare subito completamente appiattito sulla linea della difesa berlusconiana, tanto che non ci si stupirebbe di leggere le stesse parole in un articolo del Giornale o di Libero. Infatti la cronista più che spiegare si limita a ironizzare sugli insuccessi della nuova loggia: volevano condizionare la Consulta per far passare il Lodo Alfano e non ci sono riusciti, volevano speculare sull'eolico in Sardegna e sono stati bloccati, volevano boicottare Caldoro che invece è stato eletto a governatore della Campania.

Strano modo questo di giudicare la pericolosità di una società segreta potenzialmente eversiva dell'ordinamento costituzionale: si valutano esclusivamente i risultati e non le strategie messe in atto e i tentativi che hanno sfiorato il bersaglio. Un po' come se di fronte a un gruppo jihadista che per un pelo non riesce a dirottare un aereo o a far saltare una stazione della metro, gli inquirenti e i politici commentassero: "Ma si, erano solo quattro poveracci, non sono neppure riusciti nel loro intento, non vale certo la pena occuparsene".

Ma il capolavoro minzoliniano giunge quando il servizio arriva a fare i nomi dei responsabili della P3: il faccendiere ex P2 Flavio Carboni, il tributarista Pasquale Lombardi e l'imprenditore Arcangelo Martino. Vi domanderete: e il coordinatore del Pdl Denis Verdini o il senatore Dell'Utri che fine hanno fatto? Non è dato sapere, di loro nulla si dice: sono evaporati, spariti con una prodigiosa magia della censura. E dei contatti con quel "Cesare" che una nota dei carabinieri identifica con il premier Berlusconi si parla? Figuriamoci, il nostro Tg1 non è solito riportare congetture e teoremi, soprattutto quando questi possono danneggiare l'immagine dell'inquilino di Palazzo Chigi.

Grandioso anche il passaggio in cui si racconta del tentativo di screditare Stefano Caldoro con un dossier calunnioso per sbarrargli la strada della candidatura a presidente della Campania. Si evidenzia come il tentativo sia miseramente fallito, onde suffragare la tesi berlusconiana dei "quattro pensionati sfigati", ma si evita accuratamente di dire che l'operazione era stata programmata in combutta con il sottosegretario Nicola Cosentino – accusato di associazione esterna alla mafia e recentemente costretto alle dimissioni – per aprire le porte alla candidatura di quest'ultimo.

Insomma, a seguire la cronaca del Tg1 questa P3 appare davvero come una specie di circolo di pensionati che non si capisce come e per conto di chi agisse. I nomi del Pdl e dei suoi esponenti coinvolti non vengono pronunciati neppure per sbaglio e meno che mai viene proferito il nome di "Cesare". Ditemi voi se questa non è un'operazione di mistificazione e dissimulazione della realtà degna della Tass sovietica!

(Nella foto: Denis Verdini).
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Scritto da Style24.it Unit
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