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Il Romanzo Criminale di Sky, tra luci e ombre…

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Allora, qui c'è da parlare di Romanzo Criminale, il serial di Sky andato in onda lunedì scorso. Alla fine ve lo avevo promesso. Partiamo da un aspetto non secondario, sottolineato in una mail inviatami qualche giorno fa anche dalla nostra cara inviata sull'Isola dei Famosi (sì, sto parlando di Elisa, la donna delle alghe. Mi aveva pregato di parlare anche di questo aspetto ed io obbedisco).

La prima puntata del serial è stata anticipata da una dicutibile campagna pubblicitaria; parlo di discutibile perchè i busti della Banda della Magliana comparsi a Roma e i cartelloni pubblicitari con i protagonisti che affermano "Io ho rubato" o "Io mi sono venduta" non sono proprio un esempio di pubblicità da dare in pasto a dei teenager che già vivono le problematiche di nuovo secolo sbarazzino che li sta fagocitando. Entriamo però nel puro merito del marketing: un lancio aggressivo come quello al quale abbiamo assistito di certo non passa inosservato. Non è difficile capire che l'obiettivo primario è stato quindi raggiunto. Il mercato chiama, la pubblicità risponde, il consumatore si pappa inconsciamente ciò che quest'ultima gli dà in pasto.

C'è poi un altro aspetto poco educativo (ne avevo parlato, con ampie polemiche dei lettori, in un altro post): quando sono i criminali a diventare protagonisti delle fiction e dei serial c'è sempre in agguato il rischio "idealizzazione". E' qualcosa che accade anche in Romanzo Criminale? Sì, accade. Con una piccola, ma non irrilevante, differenza: per ora siamo su una pay tv, anche se ho letto che Mediaset ha preacquistato il serial (bisognerà capire in che fascia oraria lo manderà in onda. In prima serata? Bah, dipenderà molto dagli ascolti che riuscirà ad ottenere su Sky).

Bene, ma passiamo al serial vero e proprio. Parto dalla scrittura: curata, non c'è che dire. La sceneggiatura lascia poco al caso, è ben strutturata e portata in palmo di mano. Ha un ruolo da protagonista, esempio raro in Italia in questo campo. Lo sono anche le ambientazioni e i costumi, e con così tante scene girate in esterna non è certo una bazzecola riuscire ad ottenere risultati soddisfacenti.

Che dire degli attori? Bravi. Nessuno dei protagonisti è famoso, ma ciascuno è riuscito ad entrare nel personaggio. Merito dell'impostazione teatrale? Può essere, anche se non sempre la trasposizione di se stessi in ambito televisivo ha risultati soddisfacenti. In questo caso sì.

Siamo di fronte ad un buon prodotto, curato in tutti i dettagli.

Il bilancio è positivo. Un esempio di serial che esce dai canoni della tv all'amatriciana per percorre un sentiero che potrebbe portare ad una nuova identità, ancora sconosciuta, da piazzare nel mondo dei serial che prendono le distanze dalla fiction.

E c'è da prendere veramente il largo dalla fiction italiana.

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