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Il più grande italiano è Leonardo da Vinci: quando il pubblico è meglio degli “intellettuali televisivi”

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Si è concluso mercoledì sera il programma condotto da Francesco Facchinetti, con la collaborazione dell'ornamentale Martina Stella, che si proponeva di individuare il più grande italiano di tutti i tempi tramite televoto, pescando da una lista emersa da un sondaggio dell'Eurisko dove c'era un po' di tutto: da Manzoni a Bongiorno, da Galilei a Fiorello. In termini di ascolti la trasmissione è stata un disastro, in termini di qualità televisiva quasi, ma almeno ha fornito, credo, qualche spunto di riflessione.

Soprattutto rispetto al voto del pubblico che, come ha giustamente osservato il presidente di giuria Vittorio Sgarbi, si è dimostrato più saggio di quello dei cosiddetti esperti. Dico "cosiddetti" visto che accanto a due intellettuali come Sgarbi e Mughini, certo sui generis ma comunque in grado di affrontare con facilità una discussione su temi un po' più elevati della media televisiva, sedevano anche Mara Venier e Monica Setta, la quale per ogni personaggio in scaletta si era preparata qualche nozioncina copiata dall'enciclopedia da ripetere come una brava scolaretta, sbirciando però dagli appunti.

Insomma, nel corso delle quattro puntate la giuria si è presa lo sfizio di eliminare dei veri e propri mostri sacri a vantaggio di contemporanei infinitamente più modesti, per quel vezzo che hanno i personaggi televisivi di mostrarsi vicini ai gusti popolari e ostentare indifferenza nei confronti della cultura alta, considerata roba per snob. A questo atteggiamento poi si è aggiunto quel gusto nichilista e anarcoide che hanno certi intellettuali, come appunto Mughini e Sgarbi, che amano stupire e andare sempre controcorrente, giocando a fare quelli "fuori dagli schemi" e in realtà adattandosi alla più volgare delle leggi televisive, quella che pretende sempre eccesso, polemiche e casino per bucare lo schermo.

Dunque le premesse non erano buone, senza considerare la presenza dei fanclub della Pausini che tramite il voto sul web sono riusciti fino all'ultimo a tenere in lizza per la vittoria finale la loro beniamina. Ma alla fine il pubblico ha scelto cercando di non mischiare sacro e profano e di conservare un minimo di decenza, eliminando le canzonette e i saltimbanchi televisivi e premiando Leonardo da Vinci, genio probabilmente inimitabile e irripetibile della storia dell'umanità.

Va bene che si trattava di un gioco, come non finivano di ripetere gli esperti per giustificare le loro scelte sgangherate, ma un gioco ha senso se se ne rispettano le regole e la logica, altrimenti che divertimento c'è? È come inventarsi le parole in una partita di Scarabeo o prendere dieci carte invece che cinque a poker, per poi magari sbuffare contro chi non trova divertente il tuo modo di fare, atteggiamento secondo me molto italiano.

Poi non credo che quelli che hanno televotato da casa fossero tutti raffinati intellettuali e cultori dell'opera di Leonardo, ma vivaddio è emerso il desiderio di non far finire tutto in farsa, di tentare – in un mondo in cui qualunque cosa appare relativa e contestabile – di difendere almeno qualche punto fermo, tipo che Leonardo è più importante delle canzonette della Pausini. È poco ma è già qualcosa, di questi tempi.

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