Il papa spintonato, i gruppi Facebook e la crociata televisiva contro internet

Susanna Maiolo, una ragazza di 25 anni con problemi psichici, riesce a eludere la sorveglianza del Vaticano e nel corso della celebrazione della messa di Natale spintona papa Ratzinger facendolo cadere. Il fatto rimbalza su tutti i telegiornali del 25, a cui non pare vero di potersi occupare di una notizia così succulenta in una giornata quasi sempre avarissima di avvenimenti, dove in genere ci si dedica alla noiosa cronaca delle celebrazioni natalizie e poco altro.

Secondo una prassi che pare stia prendendo piede e sperimentata appieno in occasione dell'aggressione al presidente del Consiglio, la notizia viene presentata con lo stesso schema da tutti i principali notiziari: primo servizio, cronaca dei fatti; seconda servizio, panoramica sui gruppi Facebook nati a margine dell'episodio e che inneggiano all'aggressore (nel caso specifico, una ragazza che peserà 40 chili armata di niente).

Il pezzo del Tg1 risulta addirittura comico, con la giornalista che racconta con toni allarmati della spirale d'odio sulla Rete, e la telecamera che va a inquadrare le famigerate pagine Facebook con tre gruppi inneggianti alla Maiolo che contano, nell'ordine, cinquanta, venti e, non sto scherzando, una sola persona iscritta. Mi domando: qual è la logica? È pensabile che cento persone che fanno un clic su internet possano costituire la seconda notizia del principale telegiornale italiano? E che vengano prese come scusa dai politici nostrani per invocare censure sul web?

Sono domande da porsi, perché in tv – cassa di risonanza per eccellenza della voce del governo italiano – sembra in atto una vera e propria crociata contro la Rete, additata come luogo di depravazione e violenza e come centrale dell'odio politico e sociale a un pubblico, quello televisivo, che in buona misura non sa manco accendere un computer e dunque è portato a bersi qualsiasi panzana.

I motivi di questa campagna contro Facebook e i media elettronici forse non sono completamente chiari neppure a chi la sta orchestrando, cioè il governo e i giornalisti supporter, ma qualche spiegazione possiamo tentare di individuarla: 1) la nostra classe dirigente ha un'età media elevata e una profonda diffidenza verso una realtà, quella delle Rete appunto, che fondamentalmente non conosce; 2) l'esecutivo ha mostrato a più riprese scarse capacità nella gestione democratica del dissenso e sembra pericolosamente incline a scorciatoie repressive; 3) l'occasione è troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire: screditare internet consente di colpire l'unico mezzo d'informazione del tutto immune all'influenza del governo e un pericoloso rivale dell'impero televisivo del gran capo.

Scritto da Style24.it Unit
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