Il grottesco involontario degli spot della Carfagna contro l'omofobia

La campagna contro l’omofobia promossa dal governo italiano (in alto il video di uno spot) sembra darci quell’immagine da Paese normale a cui tanto aneliamo, almeno alcuni di noi, ma calata nel reale contesto italico assume un significato beffardo e quasi grottesco. Perché hai voglia a dire che le differenze di orientamento sessuale non contano, se poi il presidente del Consiglio – cioè il committente della pubblicità – dichiara che è meglio guardare le belle ragazze che essere omosessuale o, stanco delle polemiche, sbotta: “Ci manca solo che mi diano del gay”.

Tra l’altro, se come suggerisce lo spot della Carfagna le differenze sulle preferenze sessuali sono importanti quanto quelle tra chi indossa un numero di scarpe diverso, ci sarebbe da chiedersi, per esempio, come mai qui in Italia questo governo di liberali e illuminati non consenta ai gay di sposarsi. Eppure, correggetemi se sbaglio, il diritto a vedere riconosciuta la propria unione viene garantito sia a chi indossa la misura di scarpe 42 sia a chi indossa la 43.

Diciamocelo, nel promuovere il rispetto per le scelte sessuali di ognuno il nostro esecutivo è credibile quanto lo sarebbe Putin in una crociata per il rispetto delle minoranze etniche o Pechino in una campagna per la difesa dei diritti civili. In Italia siamo messi così: basta scavare un po’ oltre la patina di normalità democratica e occidentale faticosamente costruita dai media e ci si ritrova dalle parti di Russia e Cina.

Scritto da Style24.it Unit
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