Firenze si è trasformata in un palcoscenico di creatività il 15 giugno 2026, con l’apertura del Graduate Show 2026 di Polimoda. Questo evento, che ha inaugurato la settimana della moda fiorentina, ha celebrato il 40° anniversario dell’istituto toscano, consolidando il suo ruolo di hub globale per lo scouting di talenti nel settore della moda e del lusso.
La serata ha visto la partecipazione di headhunter, direttori creativi e decision-maker del fashion business, tutti riuniti nella suggestiva cornice della Manifattura Tabacchi. Questo luogo, simbolo di innovazione e rigenerazione urbana, ha ospitato le collezioni finali di 20 talenti internazionali, per un totale di 100 look presentati.
Mentorship d’eccezione e collezioni innovative
Gli studenti di Polimoda hanno lavorato sotto la guida strategica di Luke e Lucie Meier, storici direttori creativi di Jil Sander, insieme ad An Vandevorst e al direttore Massimiliano Giornetti. Questo percorso di sviluppo del prodotto ha portato alla creazione di collezioni che hanno saputo coniugare tecnica e creatività.
“Abbiamo seguito i neolaureati circa due o tre giorni al mese da febbraio a oggi. All’inizio erano un po’ persi, ma poi sono riusciti a recuperare e a presentare qualcosa di veramente buono. La maggior parte di loro ha gestito le cose davvero bene. Abbiamo visto un lavoro qualitativo in passerella, penso che abbiano approfondito la tecnica. Alcuni di loro erano bravissimi nella realizzazione e nella creazione”, hanno spiegato Luke e Lucie Meier.
I talenti emergenti
Tra le collezioni che hanno saputo tradurre il trauma e l’identità in dichiarazioni emotive, spiccano quelle di Isabella “Zaz” Alvarino, Matteo Bardi, Victor Brial ed Emily Horton. Ogni collezione ha portato una visione unica, esplorando temi come l’eredità maschile, la fragilità come resilienza, il viaggio e la nostalgia, e la sovrapposizione tra estetica del baseball e codici culturali ebraici.
Il legame con l’industria e il futuro della moda
Massimiliano Giornetti, direttore di Polimoda, ha sottolineato l’importanza del legame con l’industria: “La scuola è nata da un’intuizione 40 anni fa di una serie di imprenditori fiorentini, dal marchese Emilio Pucci, Wanda Ferragamo, Stefano Ricci. E Firenze è la capitale del saper fare e del Made in Italy, della produzione di altissimo livello, poi allargata anche ad Arezzo, a Santa Croce, a Empoli e Scandicci.”
Giornetti ha anche parlato dell’importanza dell’autenticità e della coerenza nel pensiero creativo: “Io non dico mai ai nostri studenti cosa sia bello e cosa brutto, cosa mi piaccia e cosa non. Io ho il mio gusto, loro devono avere il loro. Ognuno deve avere qualcosa da raccontare con intensità e autenticità.”
Il Graduate Show rappresenta il punto d’arrivo di quattro anni di formazione, durante i quali gli studenti hanno costruito il proprio linguaggio creativo, partendo dalle proprie radici culturali e traducendole in collezioni pronte per l’industria. La moda diventa così uno strumento per raccontare memorie, identità e visioni, al debutto professionale di una nuova generazione di designer.



