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Il discorso di Silvio Berlusconi per la nascita del Pdl? Sembrava una televendita di Wanna Marchi

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«Siamo il partito degli italiani che amano la libertà», «I veri sondaggi ci danno al 42 per cento e puntiamo a raggiungere quota 51», «Il Pdl esiste già nel cuore di milioni di italiani», «Prima di essere un partito siamo un popolo» e così via con una serie interminabile di slogan pensati ad uso e consumo del telegiornali che di lì a poco li avrebbero trasmessi nella loro edizione serale: questo è stato, in sintesi, il discorso di Silvio Berlusconi al congresso di fondazione del partito unico del centro destra.

E poi i soliti, triti e ritriti, attacchi all'opposizione definita illiberale, democratica per finta e ancora legata al passato comunista, tanto che il premier ha riletto un passaggio di un discorso pronunciato al tempo della discesa in campo del '94, sostenendo che da allora la sinistra italiana è rimasta sempre uguale a se stessa.

Che dire? Forse qualcuno si aspettava un discorso un po' più alto, politico con la P maiuscola, che provasse a disegnare il quadro di valori e la strategia di un partito che si propone di governare i cambiamenti della modernità nei prossimi decenni e invece niente di tutto ciò: solo un mega spot per la tv e i suoi telespettatori elettori.

Del resto ogni mossa politica, ogni intervento, ogni comizio e verrebbe da dire ogni decisione di governo di Silvio Berlusconi sembra pensata e studiata con il solo obiettivo di cercare e creare consenso. È insomma una politica che è parente strettissima della pubblicità e che usa quel linguaggio in tutte le sue manifestazioni: ogni parola, gesto o azione è finalizzato all'applauso e alla persuasione del telespettatore da casa, anche a discapito della verità e dell'onestà intellettuale.

Insomma, Berlusconi non è uno statista, ma uno straordinario venditore di se stesso che attraverso un'immagine vincente e ammaliante, un linguaggio semplice e quasi elementare e una spruzzata di anticomunismo continua a confezionare degli straordinaria spot pubblicitari per il pubblico dei cittadini elettori. Che poi tutto questo nasconda un vuoto culturale e politico enorme è un fatto di cui è difficile che ci si accorga in un paese dove la gente ha creduto persino alle polverine miracolose di Wanna Marchi.

Scritto da Style24.it Unit
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