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Happy end e teleipnosi: quanto son brutte le fiabe per adulti?

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Cosa ci disturba tanto negli happy end dei film?

L’altro giorno, ansioso di provare il nuovo servizio on demand di Sky, mi sono visto un filmetto prodotto da Disney, Ancora tu, la solita commediola piatta e senza pretese che però, perlomeno, vantava la partecipazione di due grandi attrici come Jamie Lee Curtis e Sigourney Weaver.

Nella storia, una giovane manager di successo scopre che l’adorato fratello sta per sposare la bulletta che la tormentava al liceo, quand’era un brutto anatroccolo non ancora trasformatosi in cigno. In più anche mamma dello sposo e zia della sposa scoprono di essere delle vecchie conoscenze, prima amiche e poi nemiche per colpa di un ragazzo (alla faccia dell’emancipazione, le donne sembrano capaci di litigare solo per contendersi un uomo).

Ovviamente finisce tutto nel migliore dei modi possibili: la bulletta non è più tale e fa la pace con la cognata ex sfigata, sposa nella solita cerimonia strappalacrime l’amore della sua vita e persino le consuocere, o quello che sono, dimenticano i vecchi dissapori e sanciscono l’idillio finale. Roba da lanciare la tv dal balcone, ma mi domandavo cos’è che dà tanto fastidio in questi happy end. È il loro carattere forzato, posticcio e del tutto irrealistico? Forse, ma d’altronde non è mica detto che l’arte debba assomigliare alla realtà, altrimenti non ci piacerebbero neppure gli horror o la fantascienza.

No, è decisamente, almeno in parte, qualcos’altro. Credo che nei film che si concludono con il “e vissero tutti felici e contenti”, quelli che tanto assomigliano a delle fiabe per adulti, si avverta la sensazione di essere trattati ancora come dei bambini. Perché sono una sorta di avventura esemplare, che hanno da un lato la funzione di rassicurarci e di cullarci nell’illusione di un mondo dove tutto funziona a dovere, e dall’altro un compito pedagogico da assolvere, quello della conferma dei valori e delle istituzioni sociali dominanti, che evidentemente – in un mondo dove tutti sono felici e contenti – non hanno ragione di essere cambiati.

Per esempio: quando la sfigata, quattrocchi, brufolosa e cenciosa (destinata chiaramente a trasformarsi in sposa strafiga) convola a giuste nozze col principe azzurro (immancabilmente molto buono e molto danaroso), il messaggio è che l’amore può trionfare solo nella forma del matrimonio e della famiglia, chiaramente eterosessuale e chiaramente con il conto in banca florido (ché i buoni sono sempre anche ricchi e viceversa). E così via, in una infinita serie di varianti che gli sceneggiatori di Hollywood (e non solo) conoscono a menadito.

(In alto: Jamie Lee Curtis, da giovane, in una mitica scena di Una poltrona per due di John Landis. A noi decisamente piace ricordarla così).

Scritto da Style24.it Unit

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