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Hair shaming, Chiara Ferragni e Pantene si schierano contro

hair shaming

Campagna di sensibilizzazione contro l'hair shaming firmata Chiara Ferragni e Pantene. Il messaggio contro la discriminazione legata ai capelli piace.

Da anni Chiara Ferragni è testimonial dei prodotti Pantene per i capelli. Nell’ultima pubblicità per il marchio, Chiara ha parlato di hair shaming. Lo ha fatto attraverso un messaggio video molto chiaro. Dal canto suo, tratta l’hair shaming tramite il binomio bionde/sciocche. In realtà il problema è molto più profondo e radicato, non si limita all’apparenza e al carattere di una persona. Va oltre arrivando a toccare tasti come il bullismo e la vergogna per una caratteristica fisica di una persona, uomo o donna, con capelli che non rispecchiano i canoni standard di bellezza che vuole la massa.

Lo spot Pantene di Chiara Ferragni

Registrato a Los Angeles, l’ultimo spot Pantene con protagonista Chiara Ferragni sta facendo parlare molto. Nel bene e nel male. Come sempre quando c’è di mezzo l’imprenditrice digitale più famosa e pagata del pianeta. “Abbiamo chiesto a Chiara Ferragni di commentare alcuni messaggi sui social” dice la voce guida dello spot.

In italiano, con sottotitoli in inglese in modo da consentire a tutto il mondo di capire di cosa sta parlando la fondatrice di The Blonde Salad.

La regia è molto moderna: Chiara viene inquadrata mentre legge commenti che sono stati pubblicati sui suoi profili social. Ci sono zoom sullo smartphone, suo più grande alleato da sempre, ma anche sul suo sorriso, sullo sguardo e chiaramente sui suoi ‘capelli Pantene‘. Ad ogni commento che denigra le bionde etichettandole come stupide o anche peggio, inquadratura sulla reazione della fashion blogger. Lo spot si chiude con un messaggio di stop per l’hair shaming fatto attraverso i social. E con lo slogan Pantene.

Al popolo del web questo spot è piaciuto, i commenti sono quasi tutti positivi e i complimenti per Chiara si sprecano. Quello che però non è passato inosservato è il fatto che l’hair shaming sia stato ridotto come concetto. E anche di parecchio rispetto al fenomeno su larga scala che effettivamente è. “Hair shaming? Davvero?”, “Per parlare di hair shaming Pantene avrebbe dovuto scegliere una ragazza di colore per questo video.

In molte sono state bullizzate a scuola per via dei loro capelli naturali. Lei viene solo definita una ‘stupida bionda’. E’ una sciocchezza in confronto al vero hair shaming“.

Cos’è l’hair shaming

Hair shaming è una forma di discriminazione. Il concetto è lo stesso della discriminazione basata sul colore della pelle. Una persona viene giudicata da come porta i capelli. Senza possibilità di replica e senza conoscerla veramente. Il tentativo di Pantene e della Ferragni è stato molto apprezzato. Ma chi è veramente vittima di questo vergognoso fenomeno ha voluto dire la sua. Tra questi la youtuber e vlogger Francesca Lowenberger, in arte Fra Low e molti follower della Ferragni che hanno lasciato il loro commento sotto il post con lo spot.

Chiara ha dimostrato di essere un’imprenditrice scaltra, nonostante i capelli biondi. Quindi bionda stupida non è. C’è però chi, soprattutto tra le ragazze di colore, non ha avuto la possibilità di dimostrare quanto vale veramente, perché non è stata assunta per un posto di lavoro.

O ammessa ad un corso o è stata bullizzata a scuola ottenendo problemi psicologici invece di un bel voto. Il motivo? I capelli. Una capigliatura afro è difficile da gestire e spesso porta un interlocutore a definire la persona che ha davanti come non adeguata. Solo per via di una chioma folta e crespa.

Se una ragazza ha una capigliatura afro, viene presa in giro. Non sempre, ma spesso. Soprattutto sui banchi di scuola. Lo stesso però vale per un ragazzo con lo stesso tipo di chioma. Mentre un ragazzo o addirittura un uomo con i capelli lunghi e fluenti viene spesso etichettato come un fannullone con ambizioni da rockstar. Se poi ha anche una motocicletta, non ci si salva più. Che dire dei bambini con i capelli rossi? Un tempo erano considerati figli del demonio. Oggi meno, ma chissà perché vengono spesso visti come monelli. Solo per via della chioma fulva.

Discriminazione legata ai capelli

Alla luce degli episodi più gravi di hair shaming, Chiara Ferragni con i suoi tantissimi haters che le danno della stupida perché bionda, scompaiono.

Per di più c’è anche chi ha commentato il video della Ferragni con: “tu saresti stupida anche da castana”. I soliti personaggi che amano denigrare i vip sui social. Il problema invece è estremamente sentito soprattutto da chi è stato vittima in prima persona di critiche forti e reazioni sbagliate per via dei capelli. In fondo anche un super manager può avere i capelli non al top. Troppo crespi o che non stanno in piega. Ma nella nostra società le apparenze sono estremamente importanti, anche per raggiungere una posizione.

Ecco quindi che molte persone con i capelli crespi e indomabili, invece di spendere tanti soldi tra parrucchiere e costosissimi prodotti per disciplinare le chiome, ricorrono direttamente alle parrucche. Quelle sì che stanno sempre a posto. Ma i capelli veri che ci sono sotti? Nascosti. Come se fossero motivo di vergogna. Di disagio. Qualcosa da non mostrare, perché non va bene per la società.

Atteggiamento sbagliato, ma finché l’hair shaming mieterà vittime, sarà un grosso problema di stampo psicologico.

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